Il segretario della Cgil Maurizio Landini: "Non ci fermano, avanti fino a quando non avremo vinto"
"Non ci fermano. Andremo avanti fino a quando questa battaglia l'abbiamo vinta". Lo dice forte e chiaro il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, da Firenze dove ha partecipato al corteo nel giorno dello sciopero generale contro la legge di Bilancio, salari bassi, precarietà e caro-vita. Da Nord a Sud quella di oggi è stata una giornata di cortei e manifestazioni in tutta Italia.
"Fanno bene ad avere qualche timore, avere qualche paura, perché non ci fermano. Non so come dirlo - ha scandito Landini -, non ci fermano e siccome siamo convinti di rappresentare la maggioranza del Paese, andremo avanti".
"Il diritto di sciopero è un diritto costituzionale e non accetteremo alcun tentativo di metterlo in discussione o di limitarlo", ha chiarito il segretario. "Quando un governo prova a delegittimare chi protesta o a ridurre gli spazi di partecipazione democratica - ha sostenuto il leader sindacale – significa che non vuole ascoltare il disagio reale che attraversa il Paese. Lo sciopero generale non è contro qualcuno, ma per cambiare politiche sbagliate".
"La mobilitazione nasce dalla mancanza di risposte concrete su lavoro, salari, sicurezza e diritti. Difendere lo sciopero significa difendere la democrazia e la possibilità per i cittadini di far sentire la propria voce", ha sottolineato Landini. "Da dove vengono le morti sul lavoro, che non stanno calando ma aumentando? La maggioranza di chi muove sul lavoro sono lavoratori precari, oppure lavoratori in nero o di ditte che lavorano in subappalto. Non si muore per sfortuna ma a causa di un modello di fare impresa fondato sullo sfruttamento, un modello di fare impresa che uccide e che mette in conto che si può anche morire".
"C'è oggi un obiettivo esplicito della politica e del governo ancor di più - ha scandito il segretario dal palco in piazza del Carmine -: mettere in discussione l'esistenza stessa del sindacato confederale come soggetto che ha diritto di negoziare alla pari col governo. "Il 10 ottobre - ha ricordato Landini - abbiamo fatto l'unico incontro sulla legge di bilancio con il ministro Giorgetti, ma a quell'incontro la presidente del Consiglio e i due vicepremier non sono venuti perché quel giorno erano a Firenze. E anziché venire all'incontro con i sindacati sulla legge di bilancio avevano ritenuto più importante venire a Firenze a chiudere la campagna elettorale per le elezioni regionali".
Alla manifestazione erano presenti anche i leader di Alleanza Verdi Sinistra Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. "È un Paese che non ce la fa più: il Paese non è più disponibile a un'altra legge di bilancio di austerità e di tagli", ha affermato Fratoianni.
Secondo la Cgil mezzo milione di lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati, cittadine e cittadini, hanno partecipato alle oltre cinquanta manifestazioni, organizzate sul territorio nazionale a sostegno dello sciopero generale di oggi in tutti i settori, pubblici e privati, contro la Legge di Bilancio.
A Firenze, fa sapere il sindacato di Corso d'Italia, al corteo concluso in piazza del Carmine dal segretario generale Maurizio Landini, si è registrata una presenza di circa 100mila partecipanti, mentre l'adesione media nazionale allo sciopero generale, secondo i dati finora pervenuti, si attesta intorno al 68%. Uno sciopero che arriva dopo un lungo percorso di mobilitazione che ha visto la partecipazione di centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori alle circa 14 mila assemblee organizzate nei luoghi di lavoro.
“La maggioranza delle lavoratrici, dei lavoratori, delle pensionate e dei pensionati, la maggioranza cioè di chi tiene in piedi questo Paese - ha dichiarato Landini - non condivide e non accetta la manovra economica di questo Governo. La giornata di oggi dimostra in modo ancor più evidente la necessità di un cambiamento”.
Alla mobilitazione hanno partecipato lavoratrici e lavoratori di tutti i settori, pubblici e privati, compresi appalti e servizi strumentali, con percorsi specifici per i comparti che devono garantire le fasce di servizio essenziali.