Cresce il commercio mondiale nel 2025, ma lo scenario resta complesso, atteso nel 2026/28 +2,3%. La Mappa Sace offre una ‘bussola’ tra rischio di mancato pagamento, tensioni globali e mercati chiave per l’export italiano.
Nel 2025, il volume degli scambi internazionali di beni è aumentato a un ritmo sorprendente, vicino al 5%, e nel triennio di previsione 2026-28 è previsto avanzare del +2,3% in media, in linea con il tasso di crescita registrato nel periodo 2022-24. È quanto emerge dalla Mappa dell’export 2026, presentata oggi da Sace, export Credit Agency partecipata dal ministero dell’Economia e delle Finanze, che traccia le vie di crescita delle imprese che esportano e investono nel modo.
“In un contesto internazionale segnato da shock geopolitici ricorrenti, frammentazione e uso sempre più strategico del commercio come leva di competizione economica, la conoscenza dei mercati è indispensabile per orientare le strategie di crescita delle imprese”, sottolinea il capo economista di Sace, Alessandro Terzulli. La Mappa dell’export risponde a questa esigenza offrendo una ‘bussola’ per chi esporta, grazie a una lettura integrata dei rischi e delle opportunità paese per paese, nella scelta degli strumenti assicurativi più adatti a ogni contesto per gestire criticità e incertezza”, precisa. Secondo la fotografia della Mappa dell’Export, “le attività economiche globali convivono oggi con livelli di rischio mediamente stabili, ma strutturalmente più elevati rispetto al passato”. Tra questi spiccano “le tensioni geopolitiche e commerciali come la fine dell’effetto scorte, l’entrata in vigore dei nuovi dazi americani e la crescita delle barriere non tariffarie; un’altra incognita è rappresentata dalla possibile attenuazione degli investimenti in intelligenza artificiale che hanno trainato la crescita nel 2025”, spiega Sace.
“Uno dei rischi più importanti, quando si va sui mercati esteri, in particolar modo quando si esporta è il rischio di credito, ossia il rischio di mancato pagamento”, sottolinea Terzulli, intervenendo oggi alla presentazione. Dalla Mappa, spiega Sace “si evidenzia una sostanziale stabilità dei livelli medi di rischio di credito, pur con un’elevata eterogeneità tra aree geografiche e paesi: i punteggi restano invariati in 93 mercati (che pesano per il 24% dell’export italiano); diminuiscono in 63 (pari al 35% dell’export); e aumentano nei restanti 38 (pari al 41% dell’export)”. “A fronte del rischio di credito troviamo anche il rischio politico”, sottolinea Terzulli. “Un rischio presente non solo negli Stati interessati da conflitti ma anche in quelli caratterizzati da governance complesse o da contesti socio-economici particolarmente fragili”, precisa Sace.
Per quanto riguarda i diversi scenari, rischi e opportunità nelle aree geografiche, troviamo il Nord America “che resta un’area di riferimento per l’export italiano, pur in un contesto di crescente frammentazione commerciale”, sottolinea Sace. “Gli Stati Uniti continuano ad offrire opportunità grazie alla solidità della domanda interna, alla leadership tecnologica e alla propensione al consumo di beni premium. Il Brasile nonostante fragilità fiscali e incertezze politiche conta su ampie riserve valutarie, capacità di attrarre investimenti esteri e un mercato interno dinamico”, precisa. “Balcani e Turchia rappresentano importanti mercati di prossimità. Gli Emirati Arabi Uniti si confermano come l’economia più solida e diversificata della regione, con bassi livelli di rischio ed elevate opportunità per export e investimenti e si proiettano come hub strategico per le imprese italiane verso Asia e Africa”, sottolinea il Gruppo. In Cina, riforme, investimenti in tecnologia e innovazione “mantengono il Paese una destinazione rilevante per le imprese italiane, grazie anche al Piano d’azione Italia-Cina 2024-27 che punta a rafforzare la cooperazione in settori strategici. L’India mira a diventare un polo manifatturiero globale, sostenuta da piani di sviluppo infrastrutturale ed energetico e dalla recente spinta all’accordo di libero scambio con la Ue, che faciliterà anche le esportazioni italiane”, spiega Sace.