La corsa all'oro degli hotel di lusso, Bocca (Federalberghi): "Bene capitali stranieri ma attenzione al boom di Roma"

Federalberghi, il presidente  Bernabò Bocca (Federalberghi)
Federalberghi, il presidente Bernabò Bocca (Federalberghi)
18 agosto 2026 | 17.42
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Grazie agli investitori stranieri l'Italia sarà il principale polo di sviluppo per l'hôtellerie di lusso in Europa nei prossimi tre anni, sosteneva a fine 2025 un report di Deloitte. Le ultime notizie sembrano confermarlo. L'hedge fund di Sir Christopher Hohn, miliardario britannico, ha investito 636 milioni di dollari in prestiti a hotel di extra-lusso in Italia: 392 milioni di dollari sono andati al Danieli di Venezia, 132 al Caesar Augustus sull'isola di Capri, 74 al Six Senses sul Lago di Como e 38 al Mandarin Oriental di Milan. Tutti di proprietà dello stesso player immobiliare italiano, il Gruppo Statuto. Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, da un lato plaude all'iniezione di capitali , dall'altro avverte sui rischi legati a uno sviluppo disomogeneo e alla carenza di servizi di trasporto. Che con l’esplosione di aperture di hotel di lusso nei prossimi due anni rischia di diventare un problema soprattutto a Roma.

Gli investitori stranieri sembrano sempre più attratti dal mondo dell'hospitality italiano. Come interpreta questo interesse?

È sicuramente positivo. Nel caso specifico, gli alberghi oggetto del finanziamento sono dei trophy asset. Quando questi investitori stranieri si avvicinano all'hospitality italiana, lo fanno quasi esclusivamente nel settore del lusso. Come in tutti i settori, questi sono gli asset che non perdono valore. Costano di più, è vero, ma sono pezzi unici. Nel caso del Gruppo Statuto un’iniezione di liquidità simile aiuta a far fronte a impegni significativi come l'acquisto del Caesar Augustus a Capri e la ristrutturazione dello stesso Danieli a Venezia (una parte del quale è stata appena riaperta sotto il brand Four Seasons, ndr). Va sottolineato che il turista di lusso ha un valore per il territorio. Tutte le indagini di Federalberghi lo confermano: la voce "albergo" non supera mai il 30% della spesa totale per la vacanza. Il restante 70% viene speso nelle attività economiche locali.

In questo momento, cosa sta succedendo nel panorama dell'hôtellerie di lusso in Italia? 

Si osserva una grande concentrazione sull'hôtellerie di lusso, purtroppo sempre sulle solite cinque o sei destinazioni. Il mio auspicio è di vedere un albergo di lusso, italiano o straniero che sia, anche in una destinazione alternativa. Negli ultimi anni è molto aumentato il turismo di lusso verso l'Umbria, per fare un esempio, e questa è la dimostrazione che è possibile diversificare. Ma intanto a Roma stiamo assistendo a una forte concentrazione di aperture di alberghi di lusso previste per i prossimi due anni. Bisogna però fare una riflessione: quel tipo di clientela non cerca solo l'albergo bello, ma vuole servizi. A partire dai trasporti. Non si possono immaginare duemila nuove camere di lusso e, allo stesso tempo, due ore di coda per un taxi alla stazione Termini.

Come si inserisce il dibattito sull'overtourism in relazione al turismo di lusso?

La chiave è riuscire a spalmare milioni di presenze non solo su pochi mesi dell'anno e su poche destinazioni. Innanzitutto, bisogna allungare la stagionalità nelle mete più gettonate. Piazze come Venezia o Firenze vedono una grande concentrazione di turisti da aprile a ottobre, per poi avere mesi di bassissima stagione come novembre, dicembre, gennaio, febbraio e marzo. È fondamentale organizzare eventi in questi mesi "vuoti" per attrarre turismo durante tutto l'anno.

Passando al mercato in generale, qual è il bilancio estivo?

I dati sono positivi: gli italiani sono rimasti in Italia, e questo è importante, e c'è stato un buon flusso di clientela internazionale. Una tendenza che si consolida è quella di "spezzettare" la vacanza, non concentrandola solo ad agosto ma distribuendola anche tra giugno, luglio e settembre. L'obiettivo è ripetere, nei quattro mesi estivi, i risultati dell'anno scorso. Ma bisogna essere cauti. L'introduzione del Cin (Codice identificativo nazionale) ha fatto emergere tante presenze che prima non venivano rilevate, specialmente quelle legate agli appartamenti e agli affitti brevi. Quando leggiamo di un incremento del 10% di presenze, non significa necessariamente che ci sia stato un +10% di turisti.

Sugli affitti brevi lei ha recentemente chiesto "regole uguali per tutti". Cos'altro si dovrebbe fare, dopo il Cin?

Un passo avanti è stato fatto, ma non è sufficiente. A Firenze sono stati scoperti centinaia di Cin fasulli, con appartamenti che utilizzavano il codice di un'altra struttura. Ho sempre sostenuto che la vera soluzione sia il cambio di destinazione d'uso: se un proprietario dedica un appartamento per 365 giorni all'anno all'affitto turistico, quell'immobile deve avere una destinazione ricettiva, non abitativa. Quelle strutture pagherebbero l'Imu e la Tari come gli alberghi.

E per quanto riguarda gli affitti brevi nei piccoli borghi, che spesso ne garantiscono la sopravvivenza?

Quelli, secondo me, si possono addirittura agevolare. Si dice che senza gli affitti brevi i borghi morirebbero. È giustissimo, sono d'accordo. Peccato che il 90% degli affitti brevi si concentri nelle grandi città. Quindi regole più stringenti per gli affitti brevi nelle grandi città e regole più lasche, se non addirittura agevolate, per quelli nei borghi.

Tornando alle grandi aperture, quali sono le più imminenti?

A Roma apriranno due hotel Four Seasons, rendendola l'unica città al mondo ad averne due. Aprirà un Rosewood, ha appena aperto un Six Senses, è stato inaugurato il Bulgari Hotel e aprirà un Baccarat. Sono tutti marchi del lusso che si affacciano sul mercato nello stesso periodo. Il mio augurio è che Roma sia in grado di sopportare tutte queste camere sulla stessa, altissima, fascia di mercato. A Milano può esserci un problema simile. Venezia invece ha un piano regolatore che impedisce nuove aperture, e lo stesso vale per Firenze. Ma in questo momento, i grandi marchi internazionali hanno scelto Roma come obiettivo primario. Se non ci fosse un mercato sufficiente per tutte e fossero costrette ad abbassare i prezzi, si innesterebbe un pericoloso meccanismo a catena. Un albergo di lusso che abbassa i prezzi entra in concorrenza con un quattro stelle, che a sua volta è costretto a ridurli, facendo concorrenza a un tre stelle, e così via, con effetti negativi per l'intero sistema.

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