Unicredit-Commerbank, la mossa di Orcel: il piano A può preparare il piano B

L'Ops annunciata è sostenuta da due ragioni principali, una tecnica e l’altra strategica: consolidare la posizione senza chiedere autorizzazioni e aprire la strada a un'operazione amichevole

Andrea Orcel, Ceo Unicredit
Andrea Orcel, Ceo Unicredit
16 marzo 2026 | 17.57
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La mossa del Ceo di Unicredit, Andrea Orcel, è di quelle che solo un abile stratega del M&A può mettere sul tavolo. Sa di avere contro la banca su cui sta investendo da un anno e mezzo, Commerzbank, e anche il governo e buona parte dei partiti tedeschi. Ma di fronte al muro del nazionalismo risponde ancora una volta con un’operazione di mercato, lanciando un’offerta pubblica di scambio che nelle intenzioni dichiarate non punta ad acquisire il controllo della banca ma a riaprire un dialogo costruttivo. Può sembrare paradossale ma non lo è affatto.

La scelta di Orcel è sostenuta da due ragioni principali, una tecnica e l’altra strategica. Sul primo piano, serve a consolidare la posizione acquisita finora. Con il buyback in corso, Unicredit potrà superare il 30%, senza acquisire il controllo, evitando di aggiustare costantemente la propria partecipazione per rimanere al di sotto della soglia sensibile. Questo, lasciandosi la possibilità di salire ancora, senza dover richiedere ulteriori autorizzazioni, ricorrendo al mercato. Sempre restando sul piano tecnico, l’operazione viene ritenuta vantaggiosa sia per la banca di piazza Gae Aulenti sia per gli azionisti tedeschi. Questo, considerato che Unicredit detiene attualmente una partecipazione diretta di circa il 26% e un'ulteriore posizione di circa il 4% in derivati e che il prezzo dell’Ops verrà definito dall’autorità tedesca Bafin nei prossimi giorni e dovrebbe essere di 0,485 azioni Unicredit per ogni azione Commerzbank, che corrisponde ad un prezzo di 30,8 per azione, con un premio del 4% rispetto al prezzo di chiusura del 13 marzo 2026.

Sul secondo piano, quello strategico, la mossa di Orcel apre la strada a una seconda ipotesi. Ovvero, che alla fine si possa arrivare a chiudere un’operazione amichevole, perché la resistenza tedesca, ancora oggi piuttosto ferma a parole, potrebbe affievolirsi per una ragione sostanziale: Commerzbank potrebbe essere costretta dall’andamento dei conti a nuovi tagli ai posti di lavoro e, di fronte a questo scenario, il no in chiave nazionalista, soprattutto da parte dei sindacati e del governo tedesco, potrebbe diventare piuttosto impopolare.

In questo senso le parole di Orcel, che vuole avviare "un dialogo costruttivo" con l'istituto tedesco "e con tutti gli stakeholder" assumono un peso diverso. Per ora ci sono i ‘no’ ribaditi ufficialmente. "Una acquisizione ostile non sarebbe accettabile", ha detto il portavoce del ministero delle Finanze tedesco. “L'offerta non è concordata e il concambio previsto dal comunicato non offre un premio per i nostri azionisti”, ha detto l’ad di Commerzbank Bettina Orlopp, aggiungendo: “La nostra principale priorità è creare valore sostenibile per i nostri azionisti e tutti gli stakeholder”. E, ancora: “La creazione di valore sarebbe la base necessaria per ogni potenziale discussione”.

Ecco il varco in cui potrebbe infilarsi Orcel. Nessuna operazione ostile ma un’operazione amichevole, partendo dalle posizioni acquisite con l’Ops, e forte proprio della possibilità concreta di proporre creazione di valore al posto di sanguinosi tagli. Una strategia che peraltro ha il pieno sostegno dell’Unione europea e che, anche sul piano politico, potrebbe alla fine mettere d’accordo tutti. "Per rendere l'Unione del risparmio e degli investimenti un successo abbiamo bisogno di banche forti, perché sono intermediari chiave nei mercati dei capitali", ha detto un portavoce della Commissione. "Nell'Ue abbiamo un settore bancario forte e diversificato, ma le nostre banche non hanno raggiunto una scala sufficiente per essere competitive sul piano internazionale”. In generale, ha ribadito, “il consolidamento nel settore bancario attraverso fusioni domestiche e transfrontaliere contribuirebbe a migliorare l'efficienza e la redditività delle banche".

In estrema sintesi, contro l’operazione di Unicredit su Commerzbak c’è solo il nazionalismo tedesco. Che potrebbe però cadere di fronte all’evidenza dei fatti. Le parole di Orcel servono a delimitare un perimetro. "Quando l'offerta sarà conclusa noi saremo liberi di comprare azioni sul mercato come ogni altro investitore senza limiti e senza la necessità di lanciare un'ulteriore offerta". E, poi: 'La nostra aspettativa è di non riuscire ad avere il controllo. Al momento non abbiamo intenzione di lanciare in futuro una nuova offerta".

Ma si prestano anche a una interpretazione. Il piano A è sul tavolo, il piano B si potrà costruire mettendo insieme i conti delle due banche, Unicredit e Commerzbank, e un interesse comune che oggi non è condiviso ma che i prossimi mesi potrebbero rendere oggettivo. (Di Fabio Insenga)

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