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Contrada: "Denunciai tentativo depistaggio su Via D'Amelio"

CRONACA

Nel marzo del 2007, subito dopo la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa, Bruno Contrada si presentò negli uffici della Procura di Caltanissetta per denunciare un "tentativo di depistaggio sulle indagini di via D'Amelio". Lo conferma lo stesso Contrada, deponendo al processo sul depistaggio sulle indagini della strage Borsellino, a Caltanissetta, che vede alla sbarra tre poliziotti, Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, imputati per calunnia aggravata.
"Nel marzo 2007, poco prima di entrare nel carcere di Santa Maria a Capua a Vetere per espiare la pena per la condanna definitiva - racconta Bruno Contrada in aula - andai alla Procura di Caltanissetta, accompagnato dai miei legali, per presentare un esposto querela di circa 80 pagine, con un centinaio di allegati. E accusai criminali mafiosi pentiti, ufficiali dei carabinieri, funzionari di polizia, facendo nomi e cognomi. E' tutto documentato. In quelle carte si provava in maniera inconfutabile che c'era stato un tentativi di depistaggio nelle indagini sulla strage di via D'Amelio". E aggiunge: "Ma tutto è stato archiviato, per vari motivi - dice - tranne un filone di questa inchiesta che era seguita dal pm Luca Tecsroli, che fu poi inviato a Catania".

Secondo Contrada, l'ex capo della Polizia Vincenzo Parisi "voleva dare un contributo alle indagini sulla strage di via D'Amelio". Ecco perché avrebbe fatto da tramite per l'incontro, il giorno dopo la strage di via D'Amelio, il 20 luglio 1992, tra il Procuratore capo di Caltanissetta di allora Gianni Tinebra e lo stesso Contrada che all'epoca era ai vertici dei Servizi segreti.

"L'incontro con Tinebra fu il giorno dopo la strage e non dopo mesi - dice - E' chiaro che era una vicenda complicata e serviva un'indagine a largo respiro". Ma Contrada spiega anche di non conoscere che tipo di rapporto ci fosse tra Tinebra e Parisi. "Non so se è stato Parisi a dire a Tinebra 'se hai bisogno di notizie rivolgiti a Contrada', oppure se fu Tinebra a chiedere a Parisi 'ho bisogno di un supporto a Palermo' e Parisi gli disse di incontrare me. Questo non lo so. So solo che il genero del capo della Polizia Costa mi fece sapere che Parisi disse che era opportuno che io andassi a parlare con Tinebra che mi aspettava alla Procura generale di Palermo".

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