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Critico musicale Scandurra, "L'Italia ricordi San Giuseppe Cottolengo"

CRONACA
Critico musicale Scandurra, L'Italia ricordi San Giuseppe Cottolengo

"I modelli del passato parlano ancora con immutata efficacia anche al presente e al futuro, specie in tempi di crisi epocali e globali legate alla pandemia da Coronavirus, come insegna la vita di San Giuseppe Benedetto Cottolengo, primo grande Santo Sociale italiano". Lo afferma Maurizio Scandurra, critico musicale, giornalista cattolico e saggista nel giorno che precede la memoria liturgica del Santo della Divina Provvidenza.


"Nativo di Bra, nel Cuneese, ma torinese d’adozione, è considerato il fondatore dell’assistenza ospedaliera e precursore indiscusso del moderno welfare - racconta Scandurra - La sua intuizione ebbe origine il 2 settembre 1827 quando a Torino venne chiamato al capezzale di una donna francese al sesto mese di gravidanza, tale Giovanna Maria Gonnet, affetta da tubercolosi e morente. Era stata portata dal marito in più ospedali torinesi, ma in nessuno accettata per il ricovero perché le inevitabili perdite di sangue avrebbero potuto innescare un'epidemia tra le altre madri e i neonati, in quanto allora non esistevano gli antibiotici. Sembra quasi - sottolinea il critico musicale - storia contemporanea".

"I suoi scritti pionieristici legati a un esempio fattivo e concreto posero le basi su cui i Padri Costituenti elaborarono i propri fruttosi pensieri in materia di sanità pubblica così come l’opera e le pagine lasciate in eredità da San Giovanni Bosco li ispirarono invece in tema di diritto del lavoro. In un’Italia tutta da ricostruire, ieri proprio come oggi", argomenta Scandurra che sottolinea le parole spese dal sacerdote cottolenghino Don Adriano Gennari, fondatore del Cenacolo Eucaristico della Trasfigurazione Onlus: "Il nostro Santo ha saputo consumare la propria vita servendo il Signore Gesù presente nei poveri, amando come il Vangelo continua a insegnarci ancora oggi. La carità di Cristo lo ha talmente affascinato al punto da dedicare tutta la propria, paradigmatica parabola terrena in favore e soccorso dell’uomo bisognoso, indigente e sofferente. Così facciamo anche noi nella nostra 'Mensa dei poveri' a Torino, al tempo del coronavirus".



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