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Open Arms, cosa è successo nell'estate calda del 2019

CRONACA
Open Arms, cosa è successo nell'estate calda del 2019

I 164 migranti, tra cui numerosi minori non accompagnati, che nell'agosto del 2019 furono soccorsi dalla nave della ong spagnola Open Arms, in attesa di ottenere un porto di sbarco, rifiutato dal Viminale guidato in quel momento da Matteo Salvini, "vennero costretti forzatamente a rimanere a bordo per sei giorni, dal 14 agosto sino all’esecuzione del sequestro preventivo, in data 20 agosto". Ecco perché, secondo i giudici del Tribunale dei ministri di Palermo, il leader della Lega, accusato di sequestro di persone, deve andare a processo. Giorni molto convulsi, quelli di metà agosto del 2019, con un fitto scambio di lettere tra Salvini e il premier Giuseppe Conte, con una decisione del Tar, con decreti sul divieto di ingresso nei porti italiani e persino una ispezione sanitaria a bordo.


Secondo i magistrati di Palermo "la protrazione della permanenza a bordo dei migranti sulla Open Arms, per le precarie condizioni, sanitarie, psico-fisiche e logistiche, in cui essi versavano ha certamente compresso in modo rilevante e, dunque, giuridicamente 'apprezzabile' la loro libertà di movimento". "La privazione di libertà personale dei soggetti a bordo della Open Arms ha dunque assunto carattere di illegittimità, non solo in quanto inflitta in violazione di precise norme di rango primario, ma altresì in quanto non era consentita né imposta da alcuna ragione giuridicamente rilevante", questo il motivo per il quale Salvini, per i magistrati del Tribunale di Palermo, va processato.

"Il reato di sequestro di persona" contestato dal Tribunale dei ministri di Palermo "risulta aggravato dal fatto che la condotta è stata commessa da parte di pubblico ufficiale con abuso dei poteri inerenti alle sue funzioni" scrivevano le tre giudici nella richiesta di autorizzazione a procedere al Senato. "Non è infatti dubitabile che l’indicazione del Pos (porto sicuro ndr) o il suo diniego era atto rimesso al Ministro dell’Interno che avrebbe dovuto emetterlo quale pubblico ufficiale nell’esercizio di una funzione amministrativa, e che lo stesso ha abusato di tali poteri sviando la funzione esercitata dal risultato per il cui conseguimento essa era normativamente riconosciuta (emissione dell’atto conclusivo di un evento SAR, in funzione di tutela della vita in mare, secondo quanto prescritto dalla normativa nazionale e sovranazionale più volte ricordata) verso finalità ad esso estranee, quale la difesa dei confini, con prioritario accento sulla tutela della sovranità dello Stato, in violazione della citata normativa". "Altresì configurabile è l’aggravante integrata dalla minore età di alcune delle persone offese, dato che solo in data 18 agosto 2019 fu consentito lo sbarco dei 27 minori non accompagnati che si trovavano ancora a bordo", dicevano ancora le giudici.

In quei giorni convulsi si era anche registrato uno scontro epistolare tra Salvini e Conte, che da lì a poco avrebbero chiuso con l'esperienza al governo in comune. Era il 14 e il 17 agosto 2019, mentre la nave Open Arms con a bordo oltre 160 migranti tra cui numerosi minori non accompagnati, aspettava l'assegnazione di un porto di sbarco, c'era stato un fitto scambio di corrispondenza via mail tra l'allora ministro dell'Interno Matteo Salvini e il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

"Il 15 agosto il ministro Salvini sottoscriveva una nota di risposta ad una precedente missiva del 14.8.2019 del Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, con cui lo si era invitato “ad adottare con urgenza i necessari provvedimenti per assicurare assistenza e tutela ai minori presenti sull’imbarcazione” - scrivevano le tre giudici nel provvedimento di 110 pagine - con tale nota respingeva ogni responsabilità al riguardo, evidenziando che i minori a bordo della nave spagnola dovevano ritenersi soggetti alla giurisdizione dello Stato di bandiera anche con riferimento alla tutela dei loro diritti umani".

L'ex ministro dell’Interno, nell'agosto 2019, "era pienamente consapevole di come il proprio rifiuto di concedere alla Open Arms un Pos (porto sicuro ndr) sulle coste italiane incidesse, comprimendoli, sugli interessi e i diritti fondamentali delle persone soccorse" scrivevano le tre giudici del Tribunale dei ministri. "Vale la pena di ricordare come le autorità ministeriali coinvolte erano perfettamente a conoscenza e non hanno mai posto in dubbio che all’origine della intera vicenda vi fossero episodi di soccorso in mare di persone in situazione di difficoltà, tanto che lo stesso decreto interministeriale del primo agosto 2019 assume tale dato di fatto tra le sue premesse, affermando che si era avuto un soccorso di natante 'in distress' - dicevano ancora i magistrati nel provvedimento - Inoltre, la presenza a bordo di minori, di soggetti che intendevano avanzare richiesta di asilo e, più in generale, il progressivo peggioramento delle condizioni psicofisiche delle persone trasportate erano circostanze puntualmente portate, in tempo reale, a conoscenza del Ministro, per il tramite di Imrcc che trasmetteva ogni notizia all’Ufficio di Gabinetto".



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