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Colleferro, minacce a legale indagati: la preoccupazione dei giuristi

CRONACA
Colleferro, minacce a legale indagati: la preoccupazione dei giuristi

Adnkronos

"Un Paese che ha smarrito la cultura civile e liberale". Di questo, secondo il presidente dell'Unione delle Camere Penali Italiane Gian Domenico Caiazza, sono sintomo preoccupante le minacce di morte ricevute dall'avvocato Massimiliano Pica, legale di tre dei quattro indagati per la morte di Willy Monteiro. "In un contesto imbarbarito dai processi che si svolgono parallelamente sui media - dice Caiazza all'Adnkronos - diventa un ostacolo alla giustizia sommaria, quindi da minacciare ed eliminare".


Ma "quella dell’avvocato è una delle professioni più nobili al mondo e merita rispetto, e anche i criminali peggiori - ricorda l'ex pm antimafia Alfonso Sabella, oggi giudice del Tribunale del Riesame di Napoli - hanno diritto alla difesa. È indegno di un Paese civile assistere alle minacce verso chi fa solo e giustamente il suo lavoro. Mutatis mutandis, si tratta dello stesso clima di violenza che ha determinato la morte di Willy, sul piano concettuale non c’è differenza".

E non è la prima volta che chi difende 'i cattivi' venga bersagliato dall'opinione pubblica. "Le minacce ricevute dai legali - dice Rosalba Di Gregorio, avvocato difensore del boss di Cosa Nostra Bernardo Provenzano - sono una costante in Italia. Il problema è l'identificazione del difeso col difensore. Questa confusione dei ruoli - prosegue Di Gregorio - è anche figlia di un sistema mediatico e di una sottocultura che inducono a considerare conclusa una vicenda giudiziaria al momento della chiusura dell'indagine".

Dello stesso parere l’avvocato Luca Brezigar, coordinatore dell’Osservatorio su informazione e giustizia. "All’origine di tutto c’è il solito populismo penale, il solito processo mediatico. Sul web e sui mass media è stato fatto un processo sommario come pochi. Naturalmente non si può non prendere le difese di Willy, un ragazzo perbene, coraggioso, che perde la vita per salvare un amico. Una storia struggente, difficile non provare dei sentimenti, ma tutto ha un limite. Si assiste a messaggi e minacce sul web da parte dei leoni da tastiera, oramai chiamati haters, che come al solito se la prendono con gli avvocati – aggiunge il legale -, è un disco rotto, sembra ci sia un’identificazione del difensore con la persona che viene difesa. Inoltre, di analisi sociologiche e culturali non ne sono state fatte". Ormai, spiega l’avvocato Brezigar, "sono le bestie di Colleferro, ma proviamo a pensare un attimo se due degli indagati che si professano innocenti lo fossero davvero, la loro immagine così come sta emergendo ora rimarrà per sempre negli occhi di tutti. Ormai si è presa una direzione e non si attende nulla". E chiarisce: "Nessuno difende gli eventuali colpevoli, nessuno dice che non debbano essere condannati per un delitto orribile, ma dobbiamo attendere il processo o no? Cosa costa attendere la verità processuale?". E chiosa: "Contro il populismo penale e il processo mediato occorre fare fronte comune".

A esprimere "massima solidarietà ai colleghi per le minacce ricevute" è l'avvocato Giancarlo Giulianelli, difensore di Luca Traini. "Sono episodi che vanno assolutamente stigmatizzati: un legale non deve mai essere identificato con il difeso o, eventualmente, con le sue idee politiche. Avendo accettato la difesa di Traini - ricorda Giulianelli - avrei potuto subire lo stesso trattamento anche io, fortunatamente non è accaduto e purtroppo la confusione tra difensore e assistito è un fenomeno diffuso".

"Le minacce nei confronti di qualsiasi professionista che svolge semplicemente il proprio lavoro - dice all'AdnKronos l'avvocato Carlo Taormina - sono sempre gravissime. Nel caso degli avvocati deve essere chiarito definitivamente un concetto: chiunque, compreso chi è accusato dei delitti più gravi, ha diritto ad essere difeso. La categoria degli avvocati storicamente viene lasciata a combattere da sola", aggiunge Taormina, che in passato ha assunto la difesa di molti imputati per casi finiti al centro dei riflettori tra cui Annamaria Franzoni per l'omicidio di Cogne e Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro per l'omicidio di Marta Russo.

Invita invece a non prendere sul serio le minacce Paolo Giachini, legale dell'ex ufficiale delle SS Erich Priebke. "Ormai ogni giorno si sente di un Salvini minacciato, di una Segre minacciata, di una Ferragni minacciata. A un certo punto io dico: chi se ne frega. Non va data importanza a quattro imbecilli, che magari si nascondono dietro una tastiera". E ricorda: "Mi hanno mandato anche una bombetta e mi sono divertito", ricorda Giachini. "Poi è chiaro che questo clima di caccia alle streghe nei confronti degli avvocati è alimentato dai forcaioli di sinistra e anche da qualche matto di destra. Un legale, però, o fa come molti colleghi che evitano il problema non assumendo difese 'scomode', oppure non si deve lasciare intimidire", conclude Giachini.



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