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Morte Floyd, scontri e coprifuoco negli Usa

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Morte Floyd, scontri e coprifuoco negli Usa

(Foto Afp)

Continuano negli Stati Uniti le proteste dopo la morte dell'afroamericano George Floyd a Minneapolis per mano della polizia.


A Indianapolis una persona è stata uccisa mentre altre tre sarebbero rimaste ferite dopo uno scontro a fuoco per mano della polizia. Lo ha annunciato, riferisce la Cnn, il capo della Polizia di Indianapolis, Randal Taylor durante una conferenza stampa. La polizia sta indagando. Nella città ci sono state dozzine di arresti. Non si sarebbero registrati feriti gravi secondo quanto riferito dalle autorità locali.

Un ufficiale della polizia a Jacksonville, in Florida, è stato "pugnalato o ferito al collo ed è attualmente in ospedale". A riferirlo è lo sceriffo di Jacksonville Mike Williams nel corso di una conferenza stampa sottolineando che altri ufficiali sono stati attaccati dai rivoltosi: sarebbero stati colpiti con pietre e mattoni durante le proteste in città. Sono stati fatti molti arresti, ha detto lo sceriffo, anche se non ha quantificato. Il sindaco di Jacksonville Lenny Curry, riferisce la Cnn, ha dichiarato alla stessa conferenza stampa che la protesta era iniziata con 1.200 persone pacifiche e famiglie rispettose e che dopo sono scoppiate delle violenze. "Non le tollereremo nella nostra città né lasceremo che la nostra città bruci", ha detto.

Quasi 1.400 persone sono state arrestate in 16 città in tutti gli Stati Uniti a partire dal giovedì, nel corso delle proteste per la morte di George Floyd. Oltre 500 persone sono state arrestate venerdì nel corso delle proteste a Los Angeles. E' quanto riportano i media Usa tracciando un bilancio degli scontri tra manifestanti e polizia.

Venticinque città in 16 Stati, riferisce la Cnn, hanno imposto un coprifuoco mentre la Guardia Nazionale è stata inviata in circa dodici Stati e nel Distretto di Columbia. Oltre a Minnapolis, tra le città che hanno imposto il coprifuoco figurano Beverly Hills, Los Angeles, Denver, Miami, Atlanta, Chicago, Louisville, San Paolo, Rochester, Cincinnati, Cleveland, Colombo, Dayton, Toledo, Eugene, Portland, Filadelfia, Pittsburgh, Charleston, Columbia, Nashville, Salt Lake City, Seattle, Milwaukee e San Francisco. "Sono tempi difficili per la nostra città e per il nostro paese", ha spiegato il sindaco di San Francisco London Breed. "Stiamo prendendo questa decisione per assicurarci che tutti siano al sicuro", ha sottolineato il sindaco annunciando anche di aver chiesto alla Guardia Nazionale della California di rimanere 'in stand-by'.

La California ha dichiarato lo Stato di emergenza per la contea di Los Angeles. Ad annunciarlo, riferiscono i media Usa, è il governatore della California Gavin Newsom. Il governatore ha anche autorizzato l'invio della Guardia Nazionale per aiutare a disperdere le proteste per la morte di Floyd.

Stato d'emergenza anche a Nashville. A dichiararlo il sindaco della capitale del Tennessee John Cooper dopo che i manifestanti hanno dato fuoco all'edificio che ospita il tribunale della città. Il governatore dello Stato, Bill Lee, ha annunciato di avere autorizzato, su richiesta del sindaco, la mobilitazione della Guardia Nazionale "in risposta alle proteste che hanno assunto a Nashville un connotato violento e illegale". Il dipartimento di polizia della città ha riferito di avere impiegato i gas lacrimogeni al tribunale per "proteggere l'edificio, dopo che i manifestanti hanno appiccato il fuoco". In città è in vigore il coprifuoco a partire dalle 22 di sabato

A New York i manifestanti, riferiscono i media Usa, si sono riuniti in marce a Harlem, Brooklyn, Queens e nelle vicinanze delle Trump Tower. A Brooklyn si sono registrati incidenti e scontri con la polizia. Oltre 340 persone sono state arrestate a New York nella notte tra sabato e domenica, durante le proteste. Negli scontri sono rimasti feriti almeno 33 agenti, alcuni dei quali in modo grave. I manifestanti hanno danneggiato quasi una cinquantina di mezzi della polizia.

"Protestare contro questa brutalità è giusto e necessario. E' una riposta assolutamente americana. Ma bruciare le comunità e distruggere inutilmente non lo è. La violenza che mette in pericolo la vita non lo è. La violenza che distrugge e fa chiudere delle attività che servono alla comunità non lo è". Così il candidato democratico alla Casa Bianca, Joe Biden. "Questi ultimi giorni - aggiunge - hanno messo a nudo il fatto che siamo una nazione furiosa per l'ingiustizia. Ogni persona di coscienza può capire la sciagura del trauma che possono vivere le persone di colore in questo Paese, dalla mancanza di rispetto quotidiano all'estrema violenza come lo testimonia l'orrendo omicidio di George Floyd", sottolinea.



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