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Bielorussia, oltre 6mila arresti in proteste contro Lukashenko

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Bielorussia, oltre 6mila arresti in proteste contro Lukashenko

Afp

Sono 6700 le persone arrestate in Bielorussia in seguito alle proteste seguite alla rielezione del presidente Alexander Lukashenko. Lo riferiscono le autorità locali, come riporta la Cnn, aggiungendo che un uomo di 25 anni ha perso la vita negli scontri. "Più di seimila persone sono state arrestate negli ultimi tre giorni, compresi minori, in quella che è una chiara violazione del diritto umanitario internazionale'', ha dichiarato Michelle Bachelet, alto commissario Onu per i diritti umani.


Solo nelle proteste di ieri, la polizia ha fermato altre 700 persone durante. Lo ha reso noto il ministero degli Interni denunciando che le proteste sono "eventi di massa illegali".

Le autorità bielorusse hanno "rilasciato oltre mille persone" . Lo ha annunciato la presidente del Senato bielorusso, Natalya Kochanova, citata dai media locali. Kochanova ha precisato che le persone rilasciate hanno l'"obbligo" di non partecipare a eventi non autorizzati.

Migliaia i manifestanti in piazza da sabato, quando gli exit poll hanno iniziato a dare la riconferma con l'80 per cento dei voti di Lukashenko, al potere da 26 anni. Anche una cinquantina di giornalisti tra le persone arrestate o ferite, secondo il Sindacato della stampa della Bielorussia. Tra loro anche il free lance italiano Claudio Locatelli. L'Unione Europa ha parlato di un uso ''sproporzionato'' della forza.

Almeno sei agenti di polizia si sono dimessi in segno di protesta per la violenta repressione. Per lo stesso motivo, diversi ex membri delle forze speciali si sono fatti riprendere mentre gettavano via le loro uniformi e decorazioni. In un video pubblicato sul canale dell'opposizione Nexta Live l'ispettore di polizia Ivan Kolos ha inoltre sollecitato i suoi colleghi a non fare ricorso alla violenza contro gli oppositori e garantisce che "non seguirà gli ordini criminali" a fare il contrario. Da allora è irraggiungibile.

Fra gli agenti dimissionari, spicca il caso di Egor Emelyanov, che fra l'altro è stato prosciolto da un tribunale di Navapolatsk, la città in cui prestava servizio come capitano, dopo essere stato fermato e accusato di aver violato la legge sull'organizzazone delle manifestazioni.

Il suo fermo è scattato dopo che martedì aveva presentato le sue dimissioni e spiegato sul web le ragioni della sua decisione. "Sono in servizio da 17 anni. E ho la coscienza pulita. La polizia è con la gente", ha scritto su Instagram, in un post che ha raccolto 400mila 'like', come racconta il sito di notizie Meduza.

Sempre martedì, si è dimesso per protesta e ne ha dato l'annuncio su Instagram un altro agente di polizia, Viktor Sharkovich. Il sito di notizie Tut.by ha reso note le dimissioni di altri quattro agenti nel distretto di Brest. In almeno tre grandi aziende pubbliche dell settore automobilistico, la BelAz di Zhodino, la Maz e la Mtz che produce trattori, e in almeno dieci altre aziende i lavoratori hanno aderito compatti allo sciopero per protestare contro la violenza della polizia.

I dipendenti della BelAZ chiedono che le elezioni presidenziali siano ripetute e per l'allontanamento delle forze speciali da Zhodino. Il sindaco ha promesso loro che non saranno più usati mezzi della BelAz per servizi di pattuglia e che la polizia anti sommossa non sarà più visiible nelle strade.

LITUANIA APRE PORTE A DISSIDENTI - La Lituania apre i confini ai bielorussi in fuga dalla repressione. "I cittadini bielorussi che arrivano per motivi umanitari possono entrare in Lituania", ha dichiarato il primo ministro Saulius Skvernelis. I dettagli di quest'apertura verranno specificati oggi, ha spiegato un portavoce del governo. Ma intanto la ministra dell'interno Rita Tamasuniene ha suggerito che la Bielorussia venga tolta dalla lista dai paesi di provenienza per i quali servono controlli più stringenti per il coronavirus.

La Lituania ha già accolto Svetlana Tikhanovskaya, la candidata dell'opposizione fuggita all'estero dopo le elezioni presidenziali di domenica, vinte ufficialmente dall'autocratico Alexander Lukashenko.

"Dobbiamo mostrare solidarietà e responsabilità. La prima reazione delle capitali europei è, come minimo, deludente. Noi, i vicini più stretti, siamo come al solito i primi a reagire", ha detto Skvernelis, auspicando sanzione dell'Ue contro Minsk. Le sue parole arrivano mentre più di seimila persone sono state arrestate in Bielorussia per le manifestazioni di protesta in tutto il paese contro i brogli del regime.



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