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Gentiloni ottiene la fiducia al Senato, 169 sì

POLITICA
Gentiloni ottiene la fiducia al Senato, 169 sì

(Fotogramma)

Il governo guidato da Paolo Gentiloni ha ottenuto la fiducia al Senato con 169 sì. Perfetta parità tra l'esecutivo attuale e quello di Matteo Renzi. Anche l'ex premier infatti 24 febbraio del 2014 ottenne 169 sì contro 139 no, su 308 votanti e senza alcun astenuto. Rispetto ad allora si sono comunque verificati passaggi dalla maggioranza alla minoranza e viceversa e soprattutto è nato il Gruppo di Ala, che rafforzò il sostegno all'esecutivo durante il suo mandato e che oggi non ha partecipato al voto. I votanti complessivi sono stati 268. Ieri l'esecutivo aveva ottenuto la fiducia alla Camera con 368 sì e 105 contrari.


"Non siamo innamorati della continuità, abbiamo rivolto una proposta per individuare se era possibile una convergenza generale di fronte alla situazione", ha detto il presidente del Consiglio nella sua replica a Palazzo Madama. "Di fronte a un'indisponibilità, non un amore per la continuità, ma la presa di atto di questa situazione ha spinto le forze della maggioranza a dar vita a questo governo. Sarebbe stato più utile sottrarsi a questa responsabilità, ma sarebbe stato pericoloso per il Paese. Questo governo si fa carico di questa situazione". Lo ha affermato il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, nella sua replica al Senato dove questa mattina è iniziata la seduta per il dibattito sulle comunicazioni del governo e il successivo voto di fiducia.

"Ho condiviso la riforma, ma il popolo ha deciso con un referendum dal risultato molto netto. Quindi potrei dire che la fiducia che chiedo al Senato è un po' particolare: chiedo la vostra fiducia ed esprimo la mia fiducia nei confronti del Senato e delle sue prerogative" ha detto Gentiloni.

Per il premier "si deve completare l'eccezionale opera di riforme e innovazioni iniziato in questi anni". "La mole di riforme fatte ci viene riconosciuta da cittadini italiani e in sede internazionale - ha aggiunto - Sarebbe assurdo che il governo accusato di eccesso di continuità immaginasse che completare il percorso di riforme avviato non è un suo compito principale".

Il governo, ha sottolineato il premier, si impegnerà in un lavoro di "facilitazione e sollecitazione" sulla riforma della legge elettorale. "Non ci sfugge il fatto che l'urgenza di dare un sistema di regole per votare alla Camera e al Senato in modo armonizzato ed effettivo sia una esigenza del sistema, non una valvola da aprire e chiudere per maggiore o minore urgenza dell'appuntamento elettorale - ha aggiunto Gentiloni - Il governo sarà non attore protagonista ma pacificatore, solleciterà questo percorso".

"Difenderò le prerogative del Parlamento - ha detto ancora il presidente del Consiglio nella sua replica al Senato - invito chi in questi mesi si è battuto alzando la bandiera del Parlamento contro ipotetici e a mio avviso inesistenti tentativi autoritari a rispettare il Parlamento, le sue regole, a partecipare alle sue riunioni e farlo in modo civile e con dignità come prevede la Costituzione".

Gentiloni ha citato Carlo Azeglio Ciampi: "Per il tempo necessario per questa delicata transizione e servirò con umiltà gli interessi del Paese".

Il Presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha votato sì alla fiducia. A favore si sono espressi anche i senatori a vita Mario Monti ed Elena Cattaneo, mentre non erano presenti Renzo Piano e Carlo Rubbia.



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