Iva, la promessa di Di Maio

POLITICA
Iva, la promessa di Di Maio

(Afp)

La promessa di Luigi Di Maio risuona forte e chiara tra la platea dell'assemblea di Confcommercio: "Do la mia parola e quella di questo governo agli italiani che l'Iva non aumenterà e le clausole di salvaguardia saranno disinnescate" ha scandito ieri il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, parlando sul palco dell'Auditorium della Conciliazione. Un messaggio accolto da una cascata di applausi. "Imparerete a conoscere il valore della nostra parola data - ha sottolineato Di Maio - soprattutto su temi così importanti per i consumatori e per gli imprenditori".


L'intervento del vicepremier arriva dopo quello del presidente della Confederazione, Carlo Sangalli che con forza aveva ribadito: "Sull'Iva non si tratta e non si baratta". "L'aumento - ha detto Sangalli - viene chiamato 'clausole di salvaguardia'. Ma, cari amici la vera salvaguardia, la vera garanzia per imprese e cittadini è difendere i loro redditi, il potere d’acquisto, la competitività diffusa delle imprese. Sull'Iva non si tratta e non si baratta".

Le parole di Di Maio mettono d'accordo anche il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, che al termine dell'assemblea di Confcommercio ha affermato: "Mi sembra che il ministro Di Maio sia stato chiaro, ha detto che non aumenterà l'Iva per la felicità dei nostri amici di Confcommercio. E anche noi siamo in linea con questa posizione".

Evitare l'aumento dell'Iva è la sfida principale per l'esecutivo Conte. Sul 2019 pende infatti la spada delle clausole di salvaguardia, la cui sterilizzazione non è ancora stata scongiurata. Se dovessero scattare, oltre al conseguente aggravio per i bilanci delle famiglie e un calo dei consumi si verificherebbe un effetto depressivo sulla produzione e un peggioramento dei livelli occupazionali. Per evitare l'aumento dell'Iva il governo dovrà trovare 12,5 miliardi di euro per il 2019 e 19,1 miliardi di euro per il 2020.



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