Diciotti, voto entro mercoledì

POLITICA
Diciotti, voto entro mercoledì

(AFP)

Caso Diciotti, prime mosse. "Abbiamo avviato la discussione, diversi senatori sono intervenuti nel merito, altri gruppi stanno discutendo nel merito, domani riprendiamo i lavori, alle 9.30 circa fino a dopo le 12, per esaurire il dibattito, orientamento è che per inizio settimana prossima, probabilmente martedì o mercoledì arriveremo alla dichiarazione di voto dei gruppi e al voto sulla relazione" ha detto il presidente della giunta per le elezioni e le immunità, Maurizio Gasparri, al termine della seduta odierna dell'organismo chiamato a decidere sulla richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini. "E' di fatto confermato il timing dei lavori", assicura Gasparri.


Nella sua proposta, il senatore ha proposto di non concedere l'autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini. "Alla luce delle argomentazioni fin qui evidenziate - scrive Gasparri - il relatore sottolinea l'opportunità che la Giunta proponga all'Assemblea il diniego della richiesta di autorizzazione a procedere" nei confronti del ministro dell'Interno.

Intanto, la Giunta ha intanto detto sì all' invio ai magistrati di Catania dei documenti del premier Conte e dei ministri Di Maio e Toninelli che Salvini ha allegato alla memoria depositata alla Giunta per le immunità.

In Giunta, sottolinea il presidente Gasparri, riferendosi alla sua lettera indirizzata alla seconda carica dello Stato, relativamente agli 'allegati' della memoria di Salvini, "ho letto questa mattina una mia lettera rivolta alla presidente del Senato che chiede a lei, nel principio di leale collaborazione, di trasmettere alla Procura di Catania, non al Tribunale dei ministri, perché è la Procura il nostro interlocutore, le due lettere allegate come documenti alla memoria di Salvini, scritte da Conte, Toninelli e Di Maio. Nessuno me lo ha chiesto in giunta, l'ho deciso io, oggi in giunta sono intervenuto io, annunciando questa lettera e illustrando la mia proposta sul caso Salvini" .

"L'ho fatto - sottolinea il presidente dell'organismo parlamentare - perché questo atto nulla di stravolgente aggiunge, né condiziona l'iter, noi andiamo avanti per pronunciarci entro i 30 giorni che il regolamento del Senato ci indica sul caso di Salvini".

"E' scorretto dire 'rimesse le carte a Catania', che dà idea di un blocco della procedura, non si blocca niente - spiega Gasparri - noi stiamo andando avanti, oggi alle 16 e domani alle 9:30 faremo il dibattito sulla mia proposta che è di riconoscere la sussistenza di quei requisiti indicati dalla legge costituzionale gennaio dell'89, cioè se sussiste un interesse dello Stato, costituzionalmente rilevante o se c'è un preminente interesse pubblico nell'esercizio delle funzioni di governo, sono questi i quesiti che la legge dell''89 ci pone e sui quali noi dobbiamo pronunciarci, se c'è un esimente - come io ritengo - o meno".

"Ho anche citato nella relazione ampiamente Conte, che è intervenuto sul caso Diciotti il 12 settembre in Senato, poi molte volte sulle politiche dell'immigrazione, il che fa capire che la politica del governo il presidente del Consiglio l'ha illustrata più volte e quindi le lettere poco aggiungono a questa vicenda, quindi ritengo che il mandarle sia una cosa assolutamente corretta e non paralizza nulla, né aggiunge aspetti inediti, perché gli interventi di Conte erano al Senato: sulla fiducia, sulla Diciotti, su vertici europei e chi li vuole leggere li legge, io l'ho fatto e li ho ampiamente impiegati nel motivare le mire risposte ai quesiti che ci pone la legge dell''89"", dice il senatore azzurro.

Per quanto riguarda il no alla richiesta di autorizzazione a procedere per Salvini, i fatti della Diciotti erano "parte di un tentativo strategico dell'esecutivo di risolvere in maniera strutturale il problema dell'immigrazione irregolare" sottolinea Gasparri. E la Giunta, aggiunge, "non può che limitarsi al riscontro delle finalità indicate dalla legge costituzionale, senza estendere la propria valutazione alla scelta dei mezzi per conseguirle". "L'autonomia della funzione di Governo (presupposto della legge costituzionale) presuppone anche autonomia nella scelta dei mezzi - conclude - e non solo quindi dei fini da perseguire".

DE FALCO
- Motivazioni che non vedono d'accordo il senatore del gruppo Misto, Gregorio De Falco. "Temo che in questo criterio ci si possa fa rientrare tutto. E' molto pericoloso, significa in sintesi far coincidere il governo con lo Stato, c'è già passato qualcuno negli anni scorsi" dice De Falco lasciando la sede della Giunta. Il presidente Gasparri, in sintesi, ha ritenuto che l'azione di Salvini possa configurarsi all'interno del quadro di un intervento legato a un interesse preminente dello Stato.

GIARRUSSO - D'accordo con De Falco, anche il capogruppo dei Cinque Stelle in giunta delle Immunità del Senato, Mario Michele Giarrusso: "Votare No? Non significa cambiare pelle" dice dopo la sessione pomeridiana di dibattito. Rispondendo poi alla domanda se la base del Movimento capirebbe un 'no' all'autorizzazione a procedere contro il ministro Salvini, Giarrusso aggiunge: "Non esiste la base, ci sono gli attivisti che sono con noi. E gli attivisti capiscono, capiscono...". "Questa è questione che riguarda questa vicenda, non significa cambiare pelle, non c'è questo in ballo, c'è il rispetto delle leggi costituzionali", conclude Giarrusso.



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