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M5S, Paragone 'arruola' l'avvocato degli espulsi

POLITICA
M5S, Paragone 'arruola' l'avvocato degli espulsi

di Antonio Atte


Lo scontro tra Gianluigi Paragone e il Movimento 5 Stelle prosegue a colpi di carte bollate. Il senatore, espulso a Capodanno dal M5S, ha presentato ricorso contro il provvedimento disciplinare che lo ha estromesso dal Movimento fondato da Beppe Grillo. "Ho conferito il mandato al mio avvocato, Eugenio Piccolo - dice il giornalista all'Adnkronos -. E Lorenzo Borrè (legale 'storico' degli espulsi pentastellati, ndr.) ci darà una mano molto volentieri. Ho fatto il ricorso davanti al collegio dei garanti. Poi, se dovesse venire rifiutato, a quel punto impugnerò l'espulsione davanti al giudice ordinario chiedendo una procedura d'urgenza".

L'ex conduttore de 'La Gabbia' ritiene di "aver fatto quello che dovevo fare e - prosegue - visto che sollevo anche l'incompatibilità della formazione del collegio dei probiviri, voglio il rispetto delle regole fondamentali dei contenziosi. Siccome mi si contesta di avere negato la fiducia al governo, non possono essere membri del governo a giudicarmi. Ho firmato per il rispetto del programma M5S. Il codice etico mette il programma davanti a ogni altra cosa".

Paragone sfida apertamente il capo politico Luigi Di Maio: "Se l'ho sentito in questi giorni? No, è parte in causa, non è in grado di reggere il confronto con me. Il casino lo ha combinato Di Maio, è lui che ha dato l'ordine di espellermi".

Il senatore dice di non aver avuto contratti nemmeno con Grillo e Davide Casaleggio: "Ma Davide non c'entra nulla in tutta questa storia". "Perché non chiediamo agli iscritti cosa pensano della mia espulsione?", domanda il parlamentare lombardo, il quale ritiene che il suo allontanamento dal M5S sia stato un atto arbitrario: "Oggi vale il codice pomiglianese".

Carte alla mano, Paragone si appella al codice etico del Movimento: "Dà ragione a me, è lì che vinco. Il codice obbliga gli eletti a rispettare il programma e ad astenersi da qualsivoglia atto che ne impedisca la realizzazione". Per quanto riguarda la fiducia - negata da Paragone al governo - in base al codice etico, i parlamentari grillini sono tenuti "a votare la fiducia, ogni qualvolta ciò si renda necessario, ai governi presieduti da un presidente del Consiglio dei ministri espressione del Movimento 5 Stelle".

Ma Paragone obietta: "Conte non è espressione del M5S, è stato indicato dal Movimento ma non è espressione del Movimento. Del resto uno che vuole il Tav in Val di Susa non può essere espressione del M5S". Al collegio dei garanti pentastellati "chiedo il reintegro. Se dovessero negarmelo, vedrò cosa fare", chiosa il senatore.



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