Pesano incertezza geopolitica e le dinamiche del debito. Italia torna a essere osservata speciale: mentre Francia, Spagna e Grecia ottengono migliori risultati nella riduzione del debito, il Bel Paese resta sotto la lente della Commissione Europea. L'analisi di Carlo Benetti.
Il panorama finanziario globale si trova in una fase di stallo. Mentre le principali banche centrali congelano le manovre espansive, a scuotere i mercati sono l’incertezza geopolitica e le dinamiche del debito. Occhi puntati su Francoforte e Washington, ma i primi segnali arrivano dall'Oriente. La Banca del Giappone ha recentemente confermato il tasso di riferimento allo 0,75%, una decisione che ha spaccato il board. “La Bank of Japan ha mantenuto i tassi, ma con un consiglio diviso e non all’unanimità – fa notare Carlo Benetti, Market Specialist di Gam, all’Adnkronos -. Questo indica che cominciano a emergere segnali chiari in vista di un possibile aumento”. Una frattura che suggerisce che la fase dei tassi ultra-bassi stia per volgere al termine. Sulle due sponde dell’Atlantico vige la prudenza. Sia la Banca Centrale Europea che la Federal Reserve hanno interrotto la fase di allentamento monetario avviata nel 2025.
“C’è molta più cautela” afferma l’esperto, sottolineando come gli effetti del conflitto in Medio Oriente e le fluttuazioni del prezzo del petrolio abbiano spinto il mercato a rivedere le proprie aspettative. In Europa, la Bce deve fare i conti con un’inflazione energetica persistente e una crescita debole, che solleva il timore di uno scenario di leggera stagflazione. Le stime di crescita per l'Eurozona nel 2026 sono state infatti tagliate allo 0,9%. Duplice la sfida negli Stati Uniti dove l’Amministrazione Trump deve gestire l'immediato impatto del conflitto in Medio Oriente e prepararsi a un cambio di leadership storico alla guida della Fed. Jerome Powell è alle battute finali del suo mandato, con Kevin Warsh indicato come probabile successore. “La nuova presidenza metterà in discussione anche la credibilità della banca centrale americana e la sua reale indipendenza” avverte Benetti. Oltre al nodo della governance, pesano gli effetti dei dazi commerciali, definiti dall'esperto come un “veleno a lento rilascio”. Secondo Benetti, l’impatto non è stato immediato perché i costi sono stati finora assorbiti da esportatori e importatori, ma è solo questione di tempo prima che l’effetto arrivi sugli scaffali, alimentando l’inflazione e limitando i margini di manovra della Fed.
Anche l’Italia torna a essere osservata speciale. Lo spread Btp-Bund ha mostrato segnali di risalita anche se la soglia dei 100 punti base resta lontana. Benetti smentisce eventuali timori: “Non è il caso di preoccuparsi, ma è il caso di prestare attenzione perché gli effetti sono importanti”. Il problema, secondo l’analista, non è solo lo stock del debito al 137% del Pil, ma la sua dinamica comparativa. Mentre paesi come Grecia, Spagna e Francia stanno ottenendo risultati migliori nella riduzione dell’indebitamento, l’Italia resta sotto la stretta sorveglianza della Commissione Europea con un deficit al 3,1%. “L’acuirsi delle tensioni geopolitiche potrebbe spingere gli investitori verso asset sicuri come il Bund tedesco, a scapito di quelli percepiti come più rischiosi, come il Btp” conclude Benetti. A soffrirne la politica economica che si ritrova con minori spazi di manovra.