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Fmi migliora stima Pil Italia, ma la ripresa resta incerta

13 ottobre 2020 | 14.46
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Nel 2020 la contrazione è stimata al 10,6%, solo la Spagna fa peggio. Crollo globale rivisto dal -5,2% al -4,4%

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(Afp)

Il Fondo Monetario Internazionale migliora le previsioni sul Pil italiano nel 2020, stimando nel World Economic Outlook il crollo legato alla pandemia di coronavirus al 10,6%, un valore di 2,2 punti migliore rispetto a quanto ipotizzato a giugno scorso ma lontano dal -9% indicato dal nostro governo. Revisione al ribasso invece per la ripresa attesa nel 2021 con un recupero di Pil del 5,2%, ovvero 1,1 punti in meno della precedente stima. Per il quarto trimestre dell'anno il calo previsto è dell'8,0% rispetto allo stesso periodo del 2019. Il Fondo formula anche una previsione al 2025, anno in cui il Pil italiano potrebbe crescere dello 0,9%.

Le diverse stime del Fondo rappresentano il calo più forte - su anno e su trimestre - fra le principali economie avanzate, con l'eccezione della Spagna che, anche alla luce di lockdown più lunghi ed estesi di quelli finora affrontati dall'Italia, dovrebbe terminare l'anno con un Pil a -12,8% (invariato rispetto alla previsione di giugno) ma con un miglioramento del rimbalzo atteso nel 2021, con un +7,2%, in crescita di 0,9 punti rispetto alle valutaizoni precedenti.

Picco debito al 161,8% - Per l'Italia si preannuncia quest'anno un disavanzo record dei conti pubblici (nettamente superiore alle stime del governo Conte) con un deficit stimato al 13% del Pil, e con un trend appena migliore negli anni successivi: -6,2% nel 2021 e -2,5% nel 2022, grazie anche all'attesa crescita del prodotto interno lordo. L'Fmi nel World Economic Outlook appena diffuso vede anche per il 2020 un picco del rapporto debito/pil, che dovrebbe balzare al 161,8% (-27 punti rispetto al 134,8% del 2019) per poi scendere al 158,3% il prossimo anno e al 152,6% nel 2022.

Il disavanzo pubblico italiano, per quanto notevole, non è tuttavia il più forte fra le principali economie avanzate, visto che alla luce dei forti interventi di stimolo e del parallelo calo del Pil negli Usa il deficit dovrebbe toccare il 18,7% (in pratica triplicando il già forte 6,3% del 2019), dato che farebbe balzare il debito al 131,2%, in una corsa senza fine, visto che nel 2022 ci sarebbe un altro picco al 136,9%. Buco significativo anche nei conti del Regno Unito (quest'anno con un deficit al 16,5% e un rapporto debito Pil al 108%), così come in Giappone (-14,2% e debito record al 266,2%) o in Canada (deficit al 19,9% e debito al 114,6%). Spicca il ritorno del disavanzo dei conti pubblici in Germania che , dopo otto esercizi in attivo, dovrebbe registrare quest'anno un -8,2% seguito da un -3,2% nel 2021: 'ritorno alla normalità', tuttavia, atteso nel 2022 con un nuovo avanzo dell'1,0% che, grazie anche alla crescita del pil, riporterebbe il debito sotto la 'quota Maastricht' del 60%, per l'esattezza al 59,5%.

Nel 2020 recessione globale a -4,4% - "L'economia globale si sta riprendendo, ma la risalita sarà probabilmente lunga, irregolare e incerta", scrive il Fondo che stima per il 2020 "una recessione un po 'meno grave di quanto previsto a giugno, ma ancora profonda" con un Pil mondiale a -4-4%. La revisione (+0,8 punti rispetto a metà anno) "è dovuta - spiega la capo economista del Fondo Gita Gopinath - a risultati un po 'meno disastrosi nel secondo trimestre, nonché a segnali di una ripresa più forte nel terzo trimestre, compensati in parte da peggioramenti in alcune economie emergenti e in via di sviluppo".

Spicca, ad esempio il ritorno della Cina alla crescita "più forte del previsto" mentre i dati "sarebbero stati molto più deboli se non ci fossero state risposte fiscali, monetarie e normative imponenti, rapide e senza precedenti che hanno mantenuto il reddito disponibile per le famiglie, protetto il flusso di cassa per le imprese e sostenendo l'erogazione di crediti". "Nel complesso - spiega il Fondo - queste azioni hanno finora impedito il ripetersi della catastrofe finanziaria del 2008-2009".

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