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Giustizia, Dadone: "Ipotesi dimissioni ministri M5S da valutare con Conte"

23 luglio 2021 | 15.29
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Avanti confronto Draghi-Conte-Cartabia, 30 M5S pronti a no a fiducia

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(Fotogramma)

Potrebbe esserci un passo indietro dei ministri del movimento Cinque Stelle se non si trova l'intesa sulla riforma della giustizia? "E' un'ipotesi che dovremo valutare insieme a Giuseppe Conte, un'ipotesi che sicuramente bisognerebbe valutare". E' quanto risponde la ministra delle politiche giovanili Fabiana Dadone, del Movimento M5S ad Agorà estate, parlando di eventuali dimissioni dei ministri pentastellati.

"In questa settimana ci aspettiamo una discussione costruttiva in termini di miglioramenti, poi vedremo le decisioni da prendere", dice ancora la ministra sul tema della riforma. Questo mette a rischio il vostro appoggio al governo Draghi? "Dipende quale sarà l'apertura sulle modifiche tecniche, obiettivo di tutti non è garantire l'impunità, ma velocizzare i processi, obiettivo che abbiamo tutti, ma la prescrizione così come è impostata non raggiunge l'obiettivo".

Se passa così com'è allora è pronta la lettera di dimissioni dei ministri del M5S? "E' una cosa - risponde Dadone incalzata dal conduttore - da valutare insieme a Giuseppe Conte, ipotesi che sicuramente si deve valutare", conclude la ministra.

L'interlocuzione va avanti serrata, si cerca un punto di caduta per uscire indenni dalla prova fiducia. La mediazione sulla riforma penale prosegue tra la ministra Marta Cartabia, il premier Mario Draghi e il capo politico in pectore del M5S Giuseppe Conte. Filo diretto tra Palazzo Chigi e l'ex premier, raccontano i beninformati, per individuare quei miglioramenti tecnici, in particolare sull'improcedibilità, che consentano il voto compatto della maggioranza senza spaccare un Movimento in fibrillazione. E dove oggi, sul dl semplificazioni, si è registrata la prima defezione: il deputato Giovanni Vianello - già fortemente critico martedì scorso nell'assemblea congiunta con Conte - ha votato contro la fiducia e ora rischia l'espulsione. Con la riforma Cartabia almeno una trentina di deputati sarebbero pronti a seguirne l'esempio, "numeri destinati a salire vertiginosamente", assicurano i malpancisti all'Adnkronos, "ma bisogna anche vedere cosa si ottiene".

Del resto ieri la richiesta di autorizzazione alla fiducia in Cdm, avanzata da Draghi e appoggiata da tutti i presenti, avrebbe in realtà gelato i 4 ministri grillini, che proprio sulla riforma Cartabia erano finiti nelle settimane scorse nel mirino dei gruppi parlamentari. Già nel pomeriggio, quando era uscita la nota di convocazione della conferenza stampa del premier alla presenza della Guardasigilli, si temeva una doccia fredda. Puntualmente arrivata, con la decisione di Draghi di tirare dritto, pur aprendo a miglioramenti tecnici al testo, ma senza "stravolgimenti", ha premesso il presidente del Consiglio in conferenza stampa.

Ora per Conte sarà davvero complesso uscirne, individuando una mediazione che accontenti tutti o quanto meno scontenti il meno possibile. Su questa strada va avanti il confronto con Draghi e Cartabia. Ma intanto deflagra nel Movimento, dove tutti cercano di restare 'abbottonati' sull'impasse giustizia, il caso Dadone. Dal Movimento assicurano che la ministra è stata fraintesa, che non era sua intenzione un affondo così duro. Fatto sta che le sue parole hanno mosso le già tormentate acque grilline, facendo storcere il naso anche agli alleati dem.

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