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Giustizia: Santacroce, durata processi non più tollerabile e ingiustificabile

23 gennaio 2015 | 11.06
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Il presidente della Cassazione all'apertura l'Anno giudiziario: "Non si possono ottenere risultati migliori senza investimenti"

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Foto Adnkronos

L'eccessiva durata dei processi "è ingiustificabile" e "non più tollerabile". Lo denuncia ancora una volta Giorgio Santacroce, primo presidente della Cassazione, nella relazione con cui apre l'Anno giudiziario presso piazza Cavour. Santacroce fotografa un pianeta giustizia fatto di "luci" e "ombre" e ricorda che per migliorare le cose "non sono sufficienti riforme a costo zero, essendo invece necessari investimenti in risorse umane e strumentali".

Dice Santacroce che "non si possono ottenere risultati migliori senza investimenti". Solo "a titolo di esempio" il primo presidente di piazza Cavour ricorda che "la scopertura dei magistrati di Cassazione è di quasi il 22% ed è del 25% quella del personale amministrativo". Sono "quattro milioni i processi definiti in un anno e il numero è tendenzialmente superiore alle sopravvenienze".

Una giustizia 'lumaca', dunque. Santacroce, nella relazione, ricorda che "non si tratta di garantire la ragionevole durata dei processi tagliando sul terreno delle impugnazioni. L'appello è un istituto che risponde a una esigenza imprescindibile, che è quella di correggere, ove necessario, l'errore del primo giudice. Eliminare l'appello vorrebbe dire perdere una fetta importante di garanzia. Ciò non toglie che il giudizio si appello di possa strutturare in modo diverso, superando la mera interpolazione della legislazione vigente".

Santacroce dice poi che per quel che riguarda la Cassazione, "l'aspirazione resta quella di assicurare l'uniformità della giurisprudenza, e con essa la certezza del diritto e la prevedibilità delle decisioni future. E' necessaria un'energica cura dimagrante".

Il primo presidente ricorda che "diciamo queste cose da anni ma se il legislatore non interverrà celermente per risolvere questa ingiustificabile e non più tollerabile situazione, dovranno essere necessariamente studiati nuovi criteri e modalità di proposizione e decisione dei ricorsi". Santacroce ha inoltre sottolineato la necessità che si rinnovino le istituzioni con riforme serie contro sprechi e disfunzioni. "Si avviino riforme serie per combattere tutti gli sprechi e le disfunzioni delle amministrazioni pubbliche. Si mettano definitivamente da parte risentimenti e recriminazioni fini a se stessi - scrive Santacroce nella sua relazione - e si ponga mano finalmente a un rinnovamento delle istituzioni, indicando soluzioni concrete, infondendo speranza e coraggio e alimentando una tensione morale più alta e convincente, capace di mobilitare le menti e i cuori per restituire l'immagine positiva delle istituzioni e della giustizia".

Il primo presidente promuove poi le riforme in cantiere ma, spiega, occorre avviare "un serio dibattito istituzionale" e rifiutare ogni "soluzione improvvisata". Santacroce evidenzia che "segnali incoraggianti di riattivazione di un impulso riformatore si sono già manifestati. Le riforme in cantiere rispondono sicuramente a esigenze di modernizzazione di cui avvertiamo l'urgente bisogno, e non è una coincidenza che questo sforzo venga apprezzato anche all'estero. Perché tutto questo esca da dichiarazioni di intenzione e si realizzi per davvero - ammonisce Santacroce - bisogna che siano garantiti la solidità del quadro politico, un serio dibattito istituzionale e il rifiuto di ogni soluzione improvvisata". Santacroce, inoltre, non nasconde la sua preoccupazione per la "parabola discendente" in cui è finito il pianeta giustizia. "Dopo l'alto consenso dei tempi di 'Mani pulite' è iniziata - registra -, sia pure con andamenti assai diversi, una parabola discendente. E' doloroso costatare che alla campagna irresponsabile di discredito condotta per anni sulla base di interessi particolari, sia seguita una situazione di crescente disaffezione verso la magistratura". In questo quadro, per Santacroce la riforma della giustizia "è una delle priorità ineludibili del Paese".

Tra gli imperativi imprescindibili dell'anno appena iniziato, il primo presidente della Cassazione mette al centro l'"etica" e la "legalità". "L'imperativo del 2015 - scrive Santacroce nella relazione - è ricostruire la fiducia. Costa certamente un grande sforzo essere e mostrarsi ottimisti. Ma bisogna che la magistratura, come ogni istituzione, riprenda piena coscienza del proprio ruolo, cercando di capire in questa situazione di crisi dove sono i germogli nascosti di una possibile rinascita". Il primo presidente di piazza Cavour dà una sferzata alle toghe: "se vuole essere una effettiva componente della classe dirigente, la magistratura deve allargare l'orizzonte per guardare oltre, cogliendo l'occasione di dimostrare che sa accettare la sfida dei tempi".

Santacroce sottolinea inoltre che l'emergenza 'sovraffollamento', suicidi e tensioni nelle strutture penitenziarie "non è ancora rientrata . C'è ancora molto da fare - dice -. Le misure prese vanno senz'altro nella direzione giusta, ma non sono risolutive. Anche se il numero dei detenuti tende a diminuire, l'emergenza sovraffollamento, suicidi e tensioni nelle strrutture penitenziarie non è ancora rientrata e non può protrarsi ulteriormente, come del resto ha ammonito la Corte costituzionale". Per Santacroce, "bisogna ripensare il tema del carcere e dell'intero sistema sanzionatorio penale, assicurando il rispetto della dignità della persona nella fase dell'esecuzione della pena".Il nostro Paese, secondo il primo presidente della Cassazione "sembra attardarsi lungo una china irta di pericoli, destinata a generare un sentimento di frustrazione e disillusione vasto e profondo". Santacroce dice forte e chiaro che "è contro queste posizioni e atteggiamenti di questo genere che bisogna schierarsi con fermezza e decisione. Perché c'è un livello di guardia al di sotto del quale non si può e non si deve scendere".

La giustizia, avverte Santacroce, non è stata immune da queste contrapposizioni. "Queste contrapposizioni - denuncia - hanno riguardato anche la giustizia, impedendo la realizzazione di riforme sostanziali e condivise. Su questo versante si va diffondendo una crisi di fiducia, che dalla constatazione di inefficienza e di scarsa funzionalità delle strutture giudiziarie, investe anche l'autorevolezza dell'ordine giudiziario, appannando l'immagine di indipendenza e imparzialità che ogni magistrato è tenuto a garantire. E ciò crea disagio e scetticismo, perché il benessere dei cittadini e dell'intera collettività sono legati, oggi più che nel passato, al contenuto delle decisioni giudiziarie e alla rapidità con cui le stesse vengono rese". La magistratura, per Santacroce, "si è rivelata purtroppo il solo argine alla corruzione e al veleno del malaffare".

Eppure, troppe tensioni cadute di stile e "improprie esposizioni mediatiche". Anche certi comportamenti della magistratura hanno una parte di responsabilità nella crisi di fiducia che si registra nei confronti della giustizia."Le componenti di questa crisi di fiducia sono molte e, tra queste - evidenzia - ci sono anche alcuni atteggiamenti della magistratura, la quale non può non interrogarsi sulle sue corresponsabilità". Il primo presidente della Suprema Corte ha in mente in particolare le "frequenti polemiche e tensioni interne tra magistrati, soprattutto del pubblico ministero". Ma anche i "collocamenti fuori ruolo non sempre rispondenti a un reale interesse dell'amministrazione della giustizia". Santacroce denuncia anche certe "forme di protagonismo, cadute di stile e improprie esposizioni mediatiche" senza tacere i "particolarismi in seno al Csm.

In conclusione, Santacroce registra che "il nostro Paese è schiacciato da una quantità di problemi (sociali, politici, istituzionali) resi più acuti dalla perdurante crisi economica - evidenzia Santacroce -. E' constatazione condivisa, almeno nelle dichiarazioni pubbliche, che per uscire da queste difficoltà è indispensabile uno sforzo collettivo, che veda tutte le componenti della società protese verso il rinnovamento e il rilancio del Paese".

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