L’esito del referendum confermativo sulla riforma della giustizia ha segnato un passaggio rilevante nel panorama politico italiano, aprendo una fase di ridefinizione degli equilibri all’interno della maggioranza che sostiene il governo guidato da Giorgia Meloni. La consultazione popolare, conclusasi con una netta affermazione del fronte del no alla riforma, ha archiviato uno dei principali interventi programmati dal centrodestra in materia di giustizia producendo diversi effetti politici all’interno della stessa maggioranza. Nella settimana successiva al voto si sono infatti concentrate una serie di decisioni che hanno inciso sulla composizione e sull’assetto dell’esecutivo. Il Presidente del Consiglio ha chiesto e ottenuto le dimissioni di alcune figure di primo piano dell’area governativa coinvolte nel dibattito pubblico legato al referendum. Tra queste, il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove e la capo di gabinetto del Ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi. A queste uscite si è aggiunto il passo indietro del ministro del Turismo Daniela Santanché, da tempo al centro di diverse vicende giudiziarie connesse alle sue attività imprenditoriali. La guida del dicastero è stata affidata a Gianmarco Mazzi, che ha lasciato l’incarico di sottosegretario alla Cultura. Parallelamente, si è aperta una fase di riorganizzazione interna anche in Forza Italia, il partito della maggioranza che aveva sostenuto con maggiore convinzione la riforma bocciata dal referendum. Il rinnovamento ha riguardato la leadership dei gruppi parlamentari: al Senato si è registrato l’avvicendamento tra Maurizio Gasparri e Stefania Craxi, mentre alla Camera la guida è passata da Paolo Barelli a Enrico Costa. Scelte che, secondo varie ricostruzioni, sarebbero maturate anche sotto l’impulso della famiglia Berlusconi, con Marina e Pier Silvio orientati a promuovere un ricambio dei vertici e una fase di rilancio del partito. Infine, resta da osservare l’evoluzione dei rapporti di forza all’interno della coalizione di centrodestra. Fratelli d’Italia continua a risultare il partito dominante nei sondaggi, con un consenso stimato intorno al 27 per cento, mentre Lega e Forza Italia sono impegnate in una competizione per la seconda posizione all’interno dell’alleanza. In questo contesto il risultato del referendum appare destinato a incidere non solo sull’agenda politica del governo, ma anche sugli assetti interni della maggioranza e sulle sue strategie future, tanto a livello parlamentare quanto in vista dei prossimi appuntamenti elettorali.