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Il credito galattico di Star Wars? Al cambio corrente vale meno di un dollaro

04 maggio 2021 | 12.14
LETTURA: 3 minuti

Oggi, 4 maggio, è lo Star Wars Day. Ma come si paga nella galassia lontana lontana più amata di tutti i tempi? Che la forza sia con voi...

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Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana, l’instabilità politica si rifletteva sulle forme di pagamento. Nulla di nuovo sotto il sole, o meglio: sotto i due soli gemelli di Tatooine, da dove ha origine la saga di Star Wars, favola visionaria prima, franchising multimiliardario ora. Oggi, come ogni 4 maggio, si celebra lo Star Wars Day (la data, in inglese, May the fourth, riecheggia l’augurio Jedi “May the Force be with you”, che la Forza sia con te).

L’universo Star Wars, perfetto e curato in ogni dettaglio, ha, ovviamente, un suo sistema monetario, che vive alterne vicende a seconda della situazione politica. La moneta ufficiale è il credito, o meglio: il Galactic Credit Standard. Nato per unire un’intera galassia sotto la stessa moneta, una cosa da far impallidire anche i più ambiziosi sostenitori della moneta unica. 50 milioni di sistemi abitati e 69 milioni di colonie: se ogni mondo di questi sistemi avesse avuto la sua moneta la situazione sarebbe stata ingestibile. Un’intuizione ambiziosa, dato che l’universo Star Wars risale agli anni Settanta, quando le proposte di monete uniche erano ancora, appunto, proposte.

I crediti sono digitalizzati e facili da trasportare grazie a una sorta di bancomat detto “credit chips” ed è facile supporre che esistessero, almeno nei periodi e nelle aree più evolute, banche in cui depositare i propri crediti e svolgere le operazioni interamente in digitale. Si tratta di una moneta che soffre anche l'inflazione: 10mila crediti, a un certo punto della storia, sono sufficienti per comprare il Millenium Falcon, ma in un altro periodo non ne bastano 5mila per il carburante. La moneta è garantita dalle immense ricchezze del pianeta Muunilinst ed è emessa dall’IGBC (Intergalactic Banking Clan). Cos'ha alle spalle, l'oro? No, più probabilmente minerali di altro genere, da cui ricavare metalli molto più preziosi dell’oro nell’universo Star Wars, come ad esempio il beskar, quasi leggendario, ricercatissimo per la costruzione di armature. Tant’è che proprio il beskar viene utilizzato, in lingotti, anche come metodo di pagamento in zone o periodi storici in cui i crediti imperiali sono meno ambiti o sicuri. Lo vediamo succedere in Mandalorian, la recente serie andata in onda su Disney+ e ambientata dopo la caduta dell’Impero, 5 anni dopo gli episodi raccontati nel Ritorno dello Jedi (ultimo film della saga originale degli anni Settanta).

Interessante anche l’analisi antropologico-finanziaria dei Muun (gli abitanti di Muunilinst): banchieri super partes, felici di sostenere economicamente entrambe le parti nelle guerre interstellari. Con le alterne vicende di guerre e rovesci politici, quindi, anche il sistema monetario soffre. Nei momenti di maggiore instabilità i pianeti, soprattutto quelli più lontani dal centro politico, iniziano a stampare una propria moneta, non fidandosi del valore della valuta emessa da un governo centrale debole e in lotta. E così, ad esempio, nei pianeti dell’Orlo Esterno, accade che i commercianti rifiutino pagamenti in crediti, preferendo “qualcosa di più reale”.

Ma quanto è reale un Credito Galattico? Nonostante alcuni tentativi, più giocosi che altro, di dar vita a criptovalute dedicate (come la Jedi Coin), al momento dobbiamo accontentarci di chi si è dato il compito di studiare e comparare beni analoghi tra la Galassia di Star Wars e gli Stati Uniti. Dalla comparazione dei panieri (armi, soprattutto, ma anche cibo e veicoli), il tasso di cambio corrente si attesta a 1 dollaro per 1,44 crediti.

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