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Il detective-tifoso che pedinò Maradona: "La mia vita in incognito vicino a Diego"

27 novembre 2020 | 16.49
LETTURA: 3 minuti

Antonino Restino, 'era una persona straordinaria, difendeva i deboli e gli emarginati'

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Due anni di pedinamenti e appostamenti. Due anni a seguire il proprio idolo in incognito, senza mai potersi dichiarare, scattarci una foto insieme, una stretta di mano. Due anni a cercare di capire cosa andasse e cosa non andasse nelle frequentazioni e nello stile di vita del calciatore più amato: Diego Armando Maradona. E' la storia di Antonino Restino, di professione investigatore privato, ora a capo della holding Gruppo Az Investigation, tra le più importanti agenzie del settore in Italia. Su di lui è uscito anche un libro, 'la spia de Dios' di Elisabetta Masso e Carla Reschia. "All'epoca, era la fine degli anni '80, ero un ragazzo giovane, la questura di Napoli mi segnalò l'interesse del presidente Ferlaino nel far seguire Maradona - racconta all'Adnkronos - per sapere se il calciatore avesse frequentazioni non compatibili con lo stile di vita di un atleta".

"Emozionato, accettai e presi l'incarico nell'ambito della difesa patrimoniale dell'azienda, perchè Diego era il più grosso patrimonio del Napoli e della città. E' nata così la mia storia, una storia che mi ha portato a seguirlo per due anni. Lo abbiamo pedinato ininterrottamente, senza che lui riuscisse a scoprirci, abbiamo vissuto corpo a corpo senza mai salutarci - svela - sapevamo tutto ciò che faceva fuori dal campo. Ciò che si è saputo su di lui, qualsiasi cosa, è stata opera nostra, frutto di un lavoro minuzioso senza mai essere scoperti. Cambiavamo uomini, squadra, c'erano figure femminili, Diego sapeva di essere seguito, ma mai è riuscito a provarlo. Una volta abbiamo rischiato che ci beccasse, ma siamo riusciti, con un bacio alla mia collega, a levargli i dubbi. Io ho il sangue azzurro Napoli, potete solo immaginare cosa provassi: da una parte c'era il tifoso, dall'altra il detective. L'atteggiamento del Napoli? Soft - spiega il detective - troppo grande la paura di perderlo".

Antonino Restino non parla volentieri della droga e delle questioni legate al fisco che hanno interessato il 'Pibe'. "Sono vicende note, tutti le conoscono e ci hanno anche speculato. A me piace evidenziare gli aspetti poco conosciuti di Maradona, che fanno parte dell'uomo. Era una persona straordinaria - aggiunge - quante volte avrei voluto dirglielo, abbracciarlo, un ragazzo pervaso da una spinta di solidarietà e generosità fuori dal normale. Qualche aneddoto? Gli ho visto difendere i deboli, gli emarginati. Una volta, prese le difese di un cameriere di un locale maltrattato verbalmente dal proprietario. Diego gli si scagliò contro senza pensarci due volte. E poi ancora, aiutava i parcheggiatori lasciando loro mance, una volta una donna gli si avvicinò chiedendogli aiuto e lui, uscito senza soldi, si tolse dal polso un orologio di valore dicendole 'fattelo valutare bene e risolverai i tuoi problemi'. Aveva un cuore immenso Diego, era uno scugnizzo napoletano, uno di noi. Diego era questo".

Sulla camorra e sulla droga, Restino si domanda: 'Ma la cocaina chi la vende? Non certo preti o persone comuni, ma di certo Maradona non andava in giro a procurarsela. E' stato omaggiato in ogni modo, anche con la droga probabilmente. Ma chiunque, anche solo per farsi una foto con lui, avrebbe fatto follie". Sulle immagini a casa di personaggi legati alla camorra, il detective spiega: "Ma che ne poteva sapere lui? Era un personaggio straordinario che, come molti giovani, è caduto nella trappola delle debolezze. Uno dei tanti, ma con una differenza: era il più forte di tutti". Il detective racconta poi della battaglia di Maradona con Blatter. "In quegli anni era l'uomo che comandava tutto, e l'unico che ebbe il coraggio di combatterlo e andargli contro fu Diego e alla fine, a distanza di anni, ha avuto ragione lui".

"Un rammarico? Non avergli mai detto nulla, per mantenere fermi i miei principi di lavoro. E' il mio più grosso rimpianto. Tante volte volevo fermarlo per dirgli 'stai facendo un errore grosso, non uscire con quelle persone'. Ma non l'ho mai fatto e oggi ne sono pentito, perché forse avrei potuto aiutarlo", conclude, commosso, Antonino Restino, di professione detective. (di Paolo Signorelli)

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