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Lavoro: il rapporto, 830mila badanti in Italia per quasi due terzi contratti irregolari

16 giugno 2015 | 15.48
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Il numero di anziani assistiti da una badante si può ragionevolmente stimare intorno al milione

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"L’irregolarità contrattuale riguarda quasi due terzi delle 830mila assistenti familiari operanti nel nostro Paese". E' quanto emerge dal rapporto 'Lavoro domestico e di cura: Buone pratiche e benchmarking per l’integrazione e la conciliazione della vita familiare e lavorativa', frutto della ricerca realizzata da Soleterre, in collaborazione con l'Istituto per la ricerca sociale e finanziato dal Fondo europeo per l’Integrazione.

"Oltre un quarto (26%) -rileva- lavora e, trattandosi di straniere senza permesso di soggiorno valido, risiede irregolarmente in Italia (216.000 lavoratrici), circa un terzo (30,5%), pur risiedendo in mani era regolare perché italiana o straniera con permesso valido, lavora senza contratto (253.000). Inoltre, vi è chi lavora in regola con un contratto, che rappresenta il 43,5% del totale (361.000)".

Tenendo presente che "una parte di queste 830 mila lavoratrici può assistere anche due persone, in maniera più o meno intensa, il numero di anziani assistiti da una badante si può ragionevolmente stimare intorno al milione. Si tratta di circa il doppio degli anziani che beneficiano dell’assistenza domiciliare integrata, quasi cinque volte gli ultra 65enni non autosufficienti ricoverati in strutture residenziali e quasi sei volte il numero di persone anziane seguite a domicilio dai servizi di assistenza domiciliare comunali. Nonostante la crisi e la perdita potere d’acquisto delle famiglie, il lavoro privato di cura rimane quindi una risposta essenziale alla non autosufficienza".

"La stragrande maggioranza delle assistenti familiari (badanti) -si legge- che lavorano nelle case degli italiani proviene dall’Europa dell’Est (in particolare Ucraina, Romania e Moldavia) e dal Sud America (soprattutto Ecuado r e Perù). Negli ultimi anni si registra un aumento delle provenienze dai Paesi dell’Est, in particolare dalla Romania, e una contestuale riduzione del peso delle sudamericane, i cui flussi sono stati consistenti all’inizio degli anni Duemila per poi degradare".

"Si tratta in larga parte -continua il rapporto- di donne ultraquarantenni, madri, i cui figli risiedono, nella maggior parte dei casi, nel Paese d’origine. Questo significa che molte donne sono 'madri a distanza' che hanno dovuto lasciare i figli in patria affidandoli, se minori, alla cura del marito o dei parenti più stretti".

"L’irregolarità -sottolinea- si alimenta di reciproche convenienze, per le famiglie e per le donne lavoratrici. Le famiglie pagano meno e sono libere da vincoli, le badanti rinunciano a un insieme di garanzie e di tutele, in cambio di una paga più vantaggiosa. Alla base di queste scelte sta il costo troppo elevato della regolarizzazione e la mancanza di un ritorno economico per le lavoratrici".

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