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Euro 2016: il rigore di Teotino, peggio si gioca e più si guadagna

09 luglio 2016 | 19.35
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Il portiere spagnolo David De Gea (Foto Afp) - AFP

Una gioiosa macchina da soldi. Il calcio non conosce la parola crisi. Neanche nei periodi più neri vissuti negli anni scorsi, quelli del crac economico finanziario internazionale, l’industria del pallone è mai entrata in recessione: fatturati in crescita, mercato dei diritti televisivi in continua espansione, pioggia di ricavi generati dalle nuove tecnologie. C’è chi corre di più, come l’Inghilterra, Brexit o non Brexit, e chi molto di meno, l’Italia ahinoi, ma la tendenza è quella. Prendete gli Europei, ormai giunti al traguardo finale. Lo spettacolo, questo sconosciuto, o quasi. Pochissime partite di alto livello qualitativo, Italia-Spagna e Francia-Germania su tutte.

L’allargamento a 24 partecipanti ha impoverito tecnicamente il torneo. Le partite della prima fase sono state quasi tutte uguali: la squadra forte che cercava di sfondare il muro della squadra debole, ma pigramente, sapendo che in ogni caso si sarebbe qualificata. Una pena. E’ successa una cosa che non ha precedenti: la media gol nella fase a gironi è stata di 1,92 a partita, bassissima, mentre nella fase a eliminazione diretta è salita a 2,71 a partita, il contrario di quanto accade normalmente quando la prudenza cresce cammin facendo. Guasti di un format assurdo. Eppure, ciononostante, i ricavi della manifestazione sono arrivati a sfiorare i 2 miliardi di euro (1 miliardo e 930 milioni per l’esattezza), e cioè il 34% in più rispetto all’edizione del 2012, addirittura quasi il doppio dei costi, per un utile record di 830 milioni.

Il pericolo adesso è che, anziché tornare alla formula calcisticamente più interessante delle 16 nazionali partecipanti, all’Uefa possa magari venire in mente un ulteriore allargamento a 32, in una corsa infinita alla ricerca di sempre nuovi proventi. Con chissà quali altre alchimie regolamentari, dopo i ripescaggi delle terze classificate.

Interessante notare come questa volta la macchina da soldi sia stata alimentata dallo spazio dato a nazionali minori, come Albania, Galles, Islanda, Irlanda del Nord. Il futuro al contrario, come ci ha raccontato in questi giorni il Financial Times, sarà cannibalizzato dai ricchi, con il nuovo campionato europeo per club cui si accederà per reddito invece che per merito. Ma questo è un altro discorso.

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