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In "Obama il grande" di Teodori un primo bilancio dell'operato del presidente Usa

13 marzo 2016 | 14.26
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Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama. (Fotogramma)

L'8 novembre 2016 gli americani eleggeranno colui che entrerà in carica giurando sulla Costituzione il 20 gennaio 2017. Barack Obama, al termine di due mandati consecutivi, non può più essere eletto. E ci si comincia a chiedere se sia stato un grande presidente. Ne è convinto Massimo Teodori, docente di Storia e istituzioni degli Stati Uniti, parlamentare radicale per tre legislature e autore di numerosi saggi sugli Usa.

Al presidente statunitense, infatti, Teodori dedica un libro, ora in uscita proprio con il titolo "Obama il grande" (Marsilio, pp. 110, euro 10), che riporta sul retro di copertina una sua frase, significativa e un po' misteriosa, tratta dal Discorso sullo Stato dell'Unione del 12 gennaio 2016: "Imitare l'odio e la violenza dei tiranni è il modo migliore per prendere il loro posto".

"Obama -spiega Teodori all'Adnkronos ha cercato di imboccare una nuova strada senza ripetere gli errori della vecchia. Il futuro dirà se ha indicato all'Occidente la direzione per restare fedele a quei valori di libertà e democrazia che lo hanno guidato nelle migliori stagioni del passato".

"Nei primi anni Duemila -prosegue Teodori- sembrava che il mondo fosse divenuto unipolare e che la superpotenza americana potesse 'esportare la democrazia'. Ma dopo i disastrosi interventi in Medio Oriente quell'idea si è rivelata solo un'illusione generatrice di ulteriori disordini. Il 44esimo presidente ha impresso una svolta radicale alla politica americana, sollevandola dal discredito internazionale".

"Nel 2008, anno dell'elezione di Obama, un antiamericanismo acre pervadeva il mondo intero; adesso sembra che gran parte di quella carica astiosa sia scomparsa anche nelle nazioni tradizionalmente ostili agli Stati Uniti".

"Le prossime presidenziali si annunciano tra le più anomale della recente storia americana: ad esse non concorrono il presidente e il vicepresidente democratici uscenti, né alcun candidato repubblicano con precedenti esperienze alla Casa Bianca. Nell'elettorato democratico c'è diffidenza verso Hillary Clinton, considerata troppo 'establishment', e nel partito repubblicano Jeb Bush, rampollo della famiglia che ha dato due presidenti agli Usa, è stato retrocesso in posizione secondaria. Il denaro ha un crescente peso nella campagna elettorale degli aspiranti presidenti. Ciononostante, la selezione dei candidati e l'elezione dei presidente restano 'aperte', democratiche e piene di sorprese".

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