L'ex consigliere di Hillary Clinton avverte, "50 o 60 piccoli Trump in attesa, già presenti nelle istituzioni come deputati, senatori o governatori"
Un'eventuale vittoria dei Democratici alle elezioni di midterm sarebbe soprattutto una "bocciatura personale" per Donald Trump, più che il risultato di un consenso conquistato dall'opposizione. E il presidente potrebbe non riconoscere l'esito del voto in alcuni Stati, soprattutto dove la competizione sarà più serrata e la posta politica "più alta". È l'analisi di Alec Ross, autore del libro 'The Italian Dream: Riprendersi il futuro' ed ex senior advisor for Innovation del segretario di Stato, Hillary Clinton, durante l’amministrazione Obama dal 2009 al 2013.
"Se i Democratici vinceranno queste elezioni, non sarà tanto una loro vittoria quanto una sconfitta di Trump", spiega Ross in un'intervista all'Adnkronos. A suo giudizio, gli elettori non si recheranno alle urne spinti dall'entusiasmo "per un programma alternativo, convincente e capace di ispirare" dei democratici, ma soprattutto per esprimere un giudizio sull'attuale presidente. "Voteranno soprattutto contro Trump. Sarà una bocciatura personale", evidenzia.
Una sconfitta elettorale, tuttavia, non segnerebbe necessariamente la fine del trumpismo che, secondo Ross, "domina ormai il Partito Repubblicano: probabilmente oltre l'80% degli eletti repubblicani ne è espressione". Si tratta, secondo l'ex consigliere di Clinton, di un "fenomeno destinato a sopravvivere" al suo fondatore tanto che "oggi l'America ha 50 o 60 piccoli Trump in attesa, già presenti nelle istituzioni come deputati, senatori o governatori".
Un eventuale arretramento dei Repubblicani alle urne sarebbe dunque da leggere, nella sua analisi, più come una condanna delle scelte e degli errori attribuiti direttamente al presidente che come "un rifiuto ideologico del trumpismo". "Dalla corruzione all'inflazione, fino alla guerra in Iran: nessuno di questi elementi è necessariamente associato alla sua ideologia di fondo", sottolinea.
Sul fronte della politica estera, Ross non prevede invece grossi scossoni neppure nell'ipotesi di una conquista democratica di una o di entrambe le Camere del Congresso. "Non cambierà assolutamente nulla. Anzi, semmai Trump insisterà ancora di più sull'approccio adottato finora in politica estera", aggiunge dal momento che "gli Stati Uniti non hanno un sistema parlamentare, ma un potere esecutivo molto forte. Anche se i Democratici dovessero conquistare il controllo di una o entrambe le Camere del Congresso, il potere di Donald Trump di determinare la politica estera americana rimarrà intatto".
Più incerto, invece, lo scenario sul riconoscimento del risultato elettorale. Ross, che è anche Distinguished Adjunct Professor alla Bologna Business School, ritiene che il presidente potrebbe contestare l'esito in alcune circoscrizioni o Stati, soprattutto in presenza di differenze marginali. "È una questione aperta. Perché Trump accetti la sconfitta, i Democratici dovranno vincere con un margine schiacciante", osserva. Il voto di midterm, ricorda, non è una singola consultazione nazionale, ma "centinaia di elezioni contemporanee". Per questo, secondo Ross, è "ragionevole" pensare che il presidente "accetterà i risultati nella maggior parte dei casi, ma che in due o tre Stati, soprattutto dove la posta in gioco è alta e il risultato estremamente risicato, potrebbe rifiutarsi di riconoscerli. In definitiva, l'unica garanzia che Trump non contesti i risultati è che i Democratici infliggano ai Repubblicani una sconfitta devastante".
Le elezioni di metà mandato saranno anche un passaggio importante per gli esponenti democratici che guardano alla Casa Bianca nel 2028, ma Ross invita a non confondere un eventuale successo elettorale con l'emergere di una leadership nazionale. Alcuni politici potrebbero uscire "rafforzati" dal voto, ma non ci sarà necessariamente un candidato in grado di imporsi sugli altri. "La corsa per conquistare la nomination democratica del 2028 comincerà il giorno dopo le elezioni di metà mandato", conclude.