Secondo l'analisi del quotidiano americano la guerra in Iran sta mettendo in crisi le relazioni con la Casa Bianca
Le "ripercussioni" della guerra voluta dal presidente Donald Trump contro l’Iran stanno rendendo sempre più difficile per i leader stranieri attenersi alla tradizionale strategia di "ingraziarselo". È quanto sostiene il New York Times in un’analisi, che cita in particolare il caso del cancelliere tedesco Friedrich Merz, che sembra seguire l'esempio di Giorgia Meloni e Keir Starmer: dopo aver fatto "quasi tutto quello che gli chiedeva il presidente", Merz ha finito per "attirare l’ira di Trump dicendo ad alta voce quello che pensa davvero". "Gli americani non hanno una strategia… e il problema con questi conflitti è che non basta entrarci, bisogna anche uscirne", ha dichiarato il cancelliere, segnando una rottura nei rapporti con il presidente statunitense, che ha replicato dicendo di "non sorprendersi se la Germania versa in pessime condizioni, a livello economico e non solo".
Per mesi, sottolinea il quotidiano, Merz aveva "investito molto" e fatto "tutto il possibile per mantenere buoni rapporti" con Trump, tra visite alla Casa Bianca, elogi pubblici e pieno supporto operativo, inclusa l’autorizzazione all’uso delle basi americane in Germania. Ma il conflitto ha avuto pesanti ripercussioni interne per il leader cristiano-conservatore: l’economia tedesca è stata colpita dall’aumento dei prezzi dell’energia e il cancelliere ha pagato politicamente, vedendo il suo partito scendere nei sondaggi.
Sotto questa pressione, Merz ha rotto gli indugi, definendo la gestione americana "quantomeno mal ponderata" e aggiungendo di non vedere "al momento quale strategia di uscita gli americani stiano scegliendo". Durissima - come sempre quando le critiche arrivano da teorici alleati - la replica di Trump su Truth Social: "Il cancelliere della Germania… pensa che vada bene che l’Iran abbia un’arma nucleare. Non sa di cosa sta parlando!". In un nuovo post successivo all'analisi del Times, il tycoon ha rincarato la dose: "Il cancelliere tedesco dovrebbe occuparsi della guerra tra Ucraina e Russia (in cui è stato del tutto inefficace) e a sistemare il suo Paese in rovina, in particolare per quanto riguarda immigrazione ed Energia, e meno tempo a interferire con coloro che stanno eliminando la minaccia nucleare iraniana, rendendo così il Mondo, inclusa la Germania, un luogo più sicuro!".
Il post di Trump arriva all'indomani di dichiarazioni dalla Casa Bianca, in cui aveva aperto a una possibile riduzione delle truppe americane in Germania. Lo scontro tra il tycoon e Merz, secondo l’analisi, dimostra come per i leader stranieri sia sempre più difficile seguire il tradizionale approccio di "ingraziarsi" il presidente, dovendo invece "scegliere tra compiacere Trump o i propri elettori".
Il caso di Merz non è isolato. Il premier britannico Keir Starmer si è detto "stufo" della situazione, lamentando l’aumento dei costi energetici, mentre la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha "irritato" Trump intervenendo nella sua disputa verbale con Papa Leone XIV e schierandosi dalla parte del pontefice. Secondo gli analisti, la leader di Fratelli d’Italia "si era resa conto che il suo legame con Trump era diventato un peso in Italia, dove il presidente è molto impopolare".
Ancora più netto il premier spagnolo Pedro Sánchez, la cui opposizione "precoce e decisa" al conflitto – incluso il rifiuto di concedere basi – ha "rafforzato" la sua posizione interna. Nel complesso, conclude il Times, la guerra con l’Iran ha mostrato come la pazienza europea verso un conflitto "non scelto né condiviso" sia "al limite" e come i leader del continente siano sempre meno disposti a tacere, anche a costo di incrinare i rapporti con la Casa Bianca.