Obiettivo, cambio di regime. "I prossimi giorni saranno determinanti". In un’intervista all’Adnkronos, Mariofilippo Brambilla di Carpiano, membro del team del Reza Pahlavi e presidente dell’Associazione Italia-Iran, afferma che le prossime ore saranno cruciali per la tenuta della Repubblica Islamica. Secondo Brambilla, colpire i vertici significa spezzare la catena di comando e aprire la strada al cambio di regime. Le proteste, sostiene, sono già state imponenti nonostante la repressione. L’auspicio è una transizione morbida verso elezioni libere e una fase costituente. “Credo che l’80% degli iraniani voglia il cambiamento”.
Continuano ad arrivare sull’offensiva. Secondo alcuni l'obiettivo dell'offensiva non è il cambio di regime. Qual è la vostra posizione?
"A me sembra proprio il contrario. Quando stanno ammazzando tutti i vertici di questo regime, è evidente che si colpisce la catena di comando. Israele ha detto chiaramente che l’obiettivo primario è il cambio di regime e anche dagli Stati Uniti, in precedenti dichiarazioni, era emersa questa linea. Non vedo un cambio di passo".
Finora però non si sono viste sollevazioni decisive
"No, le sollevazioni ci sono già state e sono state enormi. A gennaio sei milioni di persone a Teheran e quattro milioni a Mashhad sono scese in piazza. La repressione è stata durissima, con quasi 60 mila morti. Con la pistola puntata alla testa, nonostante questo, la gente ha protestato. Di più: solo la settimana scorsa ci sono state proteste studentesche nelle principali città. La protesta ci sarà ancora, ma non possiamo pretendere che la gente scenda in piazza mentre ci sono i bombardamenti".
Quindi?
"Per il regime questi sono i giorni determinanti. Oggi, domani, tra tre o quattro giorni capiremo se riescono a contenere la situazione oppure no. Ormai credo che l’80% degli iraniani voglia un cambio di regime".
È possibile una transizione graduale invece di un crollo improvviso?
"È quello che auspichiamo: una transizione morbida che eviti guerra civile o spinte centrifughe. Come indicato da Reza Pahlavi, il Paese può essere condotto in sicurezza verso un voto libero e una fase costituente".
Un processo di transizione democratica
"Ma l’opposizione iraniana non vuole la transizione dagli assassini o dai membri del regime: la vuole da chi questo regime lo combatte da 47 anni".
I Pasdaran stanno cercando di puntellare il potere
"Noi speriamo che si stacchino dei pezzi dell’esercito e che anche alcuni settori dei Pasdaran capiscano che non possono andare contro la loro popolazione. Ci sono stati anche in passato contatti riservati con il principe, proprio perché alcuni settori del regime si rendono conto che è indifendibile e lo vogliono abbandonare. Se si mettono al servizio di un cambiamento democratico, chiaramente bisogna ascoltarli"
L’intervento esterno era l’unica soluzione?
"L'intervento è contro il regime della Repubblica Islamica e i suoi apparati, non contro l’Iran come nazione o il popolo iraniano. Serve a ripulire quegli apparati repressivi e consentire alla popolazione, dall’interno, di prendere in mano la situazione. Se crolla la catena di comando che ordina impiccagioni e repressioni, allora la popolazione e anche settori delle forze di sicurezza che si ammutinano possono prendere in mano il Paese. È l’unico modo per evitare che, pur di non mollare il potere, li uccidano tutti"
Questo movimento non ha a che fare con altri Gruppi che abbiamo visto, ad esempio, nel corso della Primavere arabe
No, assolutamente. Questo è un movimento interno diffuso. E' una cosa intergenerazionale, interetnica, che riguarda tutta la popolazione iraniana, che non ne può più di 47 anni di questa gestione fanatica, integralista e fallimentare" (di Andrea Persili)