Iran, allerta Usa a Baghdad: la partita irachena e la galassia delle milizie

Le milizie irachene sono tornate protagoniste nell'escalation in Medio Oriente

Milizie a Baghdad (Fotogramma/Ipa)
Milizie a Baghdad (Fotogramma/Ipa)
21 aprile 2026 | 14.50
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Sono nate nel caos iracheno più di venti anni fa. Sono tornate 'protagoniste' nell'escalation in Medio Oriente, quando durante le operazioni militari americane e israeliane contro l'Iran hanno fatto partire droni imbottiti di esplosivo 'diretti' contro l'Arabia Saudita e altri Paesi del Golfo. Sono le milizie irachene, che hanno di fatto consentito all'Iran di avere più 'opzioni' per "rispondere", come dicono a Teheran. E mentre continua a regnare l'incertezza sul secondo round di colloqui a Islamabad tra Stati Uniti e Iran, nel mezzo di una fragile tregua, l'ambasciata americana a Baghdad ha diffuso una nuova allerta per il rischio di attacchi. Nella capitale irachena, che si trova in una posizione quantomeno difficile tra Usa e Repubblica islamica, sono ancora fresche le ripercussioni delle elezioni parlamentari di novembre e si avvicina la scadenza del 26 aprile per definire il futuro del Paese. Qui sabato c'era - "a sorpresa", secondo fonti del sito iracheno Shafaq News - il comandante della Forza Quds dei Guardiani della Rivoluzione, Esmail Qaani, per colloqui "con leader di fazioni politiche e armate" irachene. La Forza Quds, continuano a sottolineare i media israeliani, è il sostenitore numero uno delle milizie sciite.

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"Milizie terroristiche irachene alleate dell'Iran continuano a pianificare attacchi contro cittadini statunitensi e obiettivi legati agli Usa in tutto l'Iraq, compresa la regione del Kurdistan iracheno", è il contenuto dell'avviso pubblicato ieri sul sito web dell'ambasciata americana a Baghdad, con l'invito ai cittadini americani a "non tentare di raggiungere" la sede e il consolato generale a Erbil "a causa dei rischi significativi per la sicurezza". Secondo l'avviso, "alcuni elementi associati al governo iracheno continuano ad assicurare in modo attivo copertura politica, a livello finanziario e operativo a queste milizie terroristiche" legate a Teheran.

L'arsenale delle milizie irachene

Oggi, secondo i dati citati dal Wall Street Journal, ci sono decine di milizie con circa 250.000 'effettivi', fondi per miliardi di dollari e un arsenale in cui non mancano missili a lungo raggio. Le più potenti sono Kataib Hezbollah e Asaib Ahl al-Haq e, scrive il giornale, vantano un'influenza "notevole" sui governi di Iraq e Iran. I media della regione descrivono Kataib Hezbollah come la fazione armata più potente, storicamente legata alla Forza Quds, contro cui non mancano accuse per attacchi contro forze americane e con l'obiettivo di destabilizzare l'Iraq.

Kataib Hezbollah fa parte delle Forze di mobilitazione popolare (Al Hashid Al Shaabi), che erano state create nel mezzo dell'avanzata dell'Isis in Iraq e che negli anni passati sono state cruciali nella battaglia contro i jihadisti. Tra i gruppi più noti c'è anche Harakat Hezbollah al-Nujaba, il movimento al-Nujaba guidato da Akram Al Kaabi. Asaib Ahl al-Haq è considerata nell'area come una fra le forze 'fedelissime' dell'Iran in Iraq. C'è chi vede oggi le milizie come una forza più potente dell'esercito iracheno. E, dicono nella regione, anche se le Forze di mobilitazione popolare sono formalmente sotto controllo iracheno, molte fazioni mantengono catene di comando parallele e si ritiene rispondano a Teheran. Parte del cosiddetto 'Asse della resistenza'.

E' in questo contesto che fonti della tv satellitare al-Jazeera affermano che il numero uno della Forza Quds era a Baghdad nel fine settimana per porre fine allo stallo che si trascina dal voto per le parlamentari irachene. Il Quadro di coordinamento - il più grande blocco parlamentare di partiti sciiti in Parlamento - continua a non riuscire a indicare il nome di un candidato premier nel mezzo di lotte interne. Intanto il primo ministro Mohammed Shia al-Sudani resta al suo posto, non disdegna un secondo mandato. All'eventuale ritorno dell'ex premier Nuri al-Maliki, descritto come figura con stretti legami sia con le milizie che con l'Iran, ha detto chiaramente 'no' nei mesi scorsi Donald Trump. Maliki era stato premier dal 2006 al 2014 ed è stato poi vicepresidente.

Il Quadro di coordinamento deve indicare il nome di un candidato premier entro il 26 aprile. Fonti dell'emittente sostengono Qaani sia arrivato a Baghdad, su presunta richiesta di al-Sudani, per convincere il Quadro di coordinamento sciita a non puntare su Bassem al-Badri, allineato con Maliki, per la poltrona di premier, che per convenzione va a uno sciita.

Possibili attacchi in Iraq all'orizzonte?

E mentre i media della regione evidenziano la capacità limitata di Baghdad nel controllare i gruppi armati filo-iraniani, adesso - secondo il Wall Street Journal - dopo settimane di 'rappresaglia' iraniana che ha preso di mira anche infrastrutture energetiche, i Paesi del Golfo vedono l'Iraq come un terreno in cui poter rispondere senza attaccare direttamente in terra iraniana.

Per Michael Knights di Horizon Engage e del think tank Washington Institute, l'Arabia Saudita potrebbe decidere per attacchi simbolici in Iraq come monito alle milizie, mentre Kuwait e Bahrein potrebbero consentire agli Usa l'utilizzo del proprio territorio per attacchi missilistici contro milizie irachene. Secondo una valutazione saudita di cui ha avuto notizia il Wall Street Journal, fino a metà dei quasi mille attacchi con droni contro l'Arabia Saudita delle scorse settimane sarebbero partiti dal territorio iracheno.

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