Lo storico Alegi: ''Trump sfrutta a suo vantaggio il quasi attentato, ma problema sta nella retorica della violenza''

Il docente della Luiss nota che negli Usa ''aumentare la sicurezza non basta'' e il presidente americano dovrebbe dare il buon esempio abbandonando un linguanggio violento.

 - AFP
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27 aprile 2026 | 13.30
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Il presidente americano Donald Trump ''ha una grande capacità di comunicazione, veramente invidiabile'' e, ''mezz'ora dopo'' il ''quasi attentato'', ''stava già volgendo tutto a proprio favore''. Ma in un Paese come gli Stati Uniti, dove ''il disagio e le armi si incontrano troppo facilmente'', ''rafforzare la sicurezza non basta''. Ma ''a monte'' ciò che servirebbe davvero è ''abbandonare la retorica della violenza''. E il primo che dovrebbe farlo è proprio Trump, che ''dovrebbe dare il buon esempio, non solo fare appelli alla riconciliazione'' e poi ''usare un linguaggio violento e infiammatorio su Truth e nelle interviste'', così ''non è credibile''. Lo spiega all'Adnkronos lo storico Gregory Alegi, docente di Storia e Politica degli Stati Uniti alla Luiss.

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''L'aspetto più preoccupante e grave di quanto avvenuto'' riguarda la ''cultura americana che ritiene si possano superare le divisioni sparandosi'', afferma Alegi. Perché ''le polarizzazioni ci sono anche altrove'', ma ''la presenza di armi e la dialettica molto esagerata portano a che la soluzione sfoci spesso in un'azione violenta''. E ''se si continua a pensare che basta aumentare la sicurezza, si vede soltanto un lato dell'equazione. L'altro dovrebbe essere quello di rimuovere la retorica della violenza, del rifiuto del dialogo e accettare che ci siano delle diversità di vedute anche profonde, ma che non necessariamente debbono tutte finire con un'arma in mano''. Questo ''è un dato strutturale della società americana su cui si rifiutano di riflettere''.

Con un Trump ai minimi nei sondaggi, Alegi ritiene che quanto accaduto sabato sera ''non avrà un cambiamento stabile nel gradimento'' del presidente. Ma, nota lo storico, ''tre sono le cose fondamentali'' che il presidente ha detto dimostrando ''un'abilità notevole nella gestione del danno mediatico''. Innanzitutto, nota Alegi, Trump ha detto che ''nella storia americana sparano solo ai presidenti importanti'' dimostrando ''questa sua ansia da prestazione per cui si va a mettere implicitamente vicino a Lincoln e Kennedy''. Poi Trump ha parlato della nuova sala da Ballo alla Casa Bianca, dicendo che ''lì è tutto sicuro e che è protetta dai droni e ha i vetri antiproiettile", ma Cole Tomas Allen ''non ha usato un drone'' e ''non gli ha sparato da fuori''. Inoltre Trump ha usato l'odio contro i cristiani per ''tentare di recuperare l'enorme danno, l'enorme autogol che si è fatto attaccando il Papa''.

Ma ''per essere credibile'', Trump non dovrebbe ''pretendere che gli oppositori siano più moderati'' e lui ''continuare a insultare''. ''Dovrebbe avere una posizione più degna dell'alto incarico'' che ricopre, ma la realtà è che ''vuole continuare ad avere assoluta libertà di dire tutto quello che gli passa per la testa e gli altri dovrebbero dire: 'Eh, vabbè, ma è un ragazzo un po' indisciplinato, un po' incontinente verbalmente, cosa vuoi che sia'", nota Alegi, spiegando che l'atteggiamento di Trump in qualche modo facilita una reazione violenta. ''Se continui a insultarmi prima o poi un pugno te lo tiro'', perché quello che si è creato è ''un clima nel quale il pugno in qualche modo ha cittadinanza'', conclude Alegi.

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