Parigi e Berlino sono divise su aiuti di Stato e appalti Ue: i tedeschi vogliono includere i Paesi partner, i francesi vogliono limitare la produzione ai 27 membri.
Germania e Francia sostengono approcci diversi nel dibattito sull'iniziativa della Commissione Europea volta a vincolare i futuri aiuti di Stato e gli appalti pubblici alla produzione all'interno dell'Europa.
La ministra tedesca dell'Economia, Katherina Reiche, ha ribadito a Bruxelles il suo sostegno all'inclusione di partner commerciali esterni all'Unione Europea (Ue). Nel frattempo, il ministro francese dell'Industria, Sébastien Martin, ha insistito sulla necessità di limitare il campo di applicazione ai 27 Stati membri del blocco.
I piani della Commissione Europea si concentrano, tra l'altro, su automobili, pompe di calore e impianti fotovoltaici, nonché su materiali da costruzione chiave come cemento e alluminio. L'obiettivo è mantenere la produzione industriale in Europa nonostante la concorrenza proveniente, ad esempio, dalla Cina.
Affinché la proposta, presentata originariamente a marzo, possa essere attuata, è necessaria l'approvazione degli Stati membri dell'Ue e del Parlamento Europeo. Da mesi il dibattito verte sulle condizioni in base alle quali i prodotti vengono considerati "europei" o beneficiano di un trattamento equivalente.
Tra le questioni chiave figurano la quota di produzione coinvolta e quali Paesi debbano essere soggetti alle stesse condizioni degli Stati membri dell'Ue.
Intervenendo prima di una riunione dei ministri responsabili di Competitività, mercato interno e industria, Reiche ha spiegato che i piani dovrebbero seguire il principio "Made with Europe" (Realizzato con l'Europa): "Significa produrre in Europa, ma insieme ai nostri partner commerciali: con Norvegia e Svizzera, ma anche con Paesi partner come il Canada".
La Francia punta a restringere l'elenco dei Paesi ammissibili più di quanto faccia la Germania. Il ministro dell'Industria Sébastien Martin ha dichiarato a Bruxelles che il concetto di "Made in Europe" si riferisce specificamente ai 27 Stati membri dell'Ue.
"I fondi pubblici europei devono andare a vantaggio dei lavoratori e delle fabbriche europee", ha affermato Martin, ponendo particolare enfasi sull'industria automobilistica, dato che l'Europa è in grado di produrre automobili al proprio interno.
Il ministro ha tuttavia riconosciuto che alcuni altri settori dipendono da componenti provenienti da altri Paesi. "Ma per poter accedere agli aiuti pubblici, la produzione deve avvenire in Europa", ha osservato. Martin ha sottolineato che l'iniziativa non mira all'isolamento; accordi con Paesi specifici per facilitare l'accesso potrebbero comunque essere possibili, ma ha comunque sostenuto che la priorità è un accordo tra i 27 Stati membri dell'Ue.