L'Ue valuta un nuovo strumento per diversificare le supply chain europee, riducendo la dipendenza dalla Cina e incentivando la produzione interna per il commercio.
Il nuovo strumento di difesa commerciale cui sta pensando la Commissione Europea sarebbe, a quanto si apprende a Bruxelles, pensato per incentivare la diversificazione delle supply chain, le filiere produttive in Europa. Il commissario al Commercio Maros Sefcovic ne avrebbe parlato con diversi interlocutori: non sarebbe pensato contro uno Stato terzo, per esempio la Cina, ma mirerebbe ad incentivare le aziende europee a sostituire componenti o parti importate da Paesi terzi (spesso e volentieri dalla Cina) con componenti o parti prodotte nell'Ue.
Visto che questa sostituzione comporta un costo che metterebbe fuori mercato le aziende che scegliessero questa strada 'autarchica', la Commissione punterebbe a compensare questo costo aggiuntivo.
Per ora l'idea è in una fase embrionale e bisognerà vedere come sarà strutturato nella pratica: la discussione tra i leader di questa sera nel Consiglio Europeo a Bruxelles, che verterà soprattutto sulla Cina, sul 15esimo piano quinquennale focalizzato sull'export e sull'aumento delle importazioni nell'Ue dal colosso asiatico (oggi tutti e 27 i Paesi membri sono in deficit negli scambi con la Repubblica Popolare), dovrebbe fornire alla Commissione elementi utili ad arrivare ad una proposta più definita.