L'annuncio di Trump: "I proventi saranno gestiti da me, in qualità di Presidente degli Stati Uniti d'America, per garantire che siano utilizzati a beneficio del popolo". Mosca invia navi per scortare petroliera inseguita da Usa
Il presidente americano Donald Trump ha annunciato che le autorità ad interim del Venezuela consegneranno agli Stati Uniti tra 30 e 50 milioni di barili di petrolio autorizzato e "di alta qualità", che saranno venduti a prezzo di mercato e i cui proventi saranno sotto il suo controllo come presidente.
"I proventi saranno gestiti da me, in qualità di Presidente degli Stati Uniti d'America, per garantire che siano utilizzati a beneficio del popolo del Venezuela e degli Stati Uniti - ha spiegato su Truth Social -, Ho chiesto al Segretario all'Energia Chris Wright di attuare immediatamente questo piano. Il petrolio sarà trasportato da navi cisterna e portato direttamente ai moli di scarico negli Stati Uniti".
Intanto, nella giornata di ieri, Trump ha dichiarato di non aspettarsi nuove elezioni in Venezuela entro i prossimi 30 giorni, affermando che il Paese deve essere prima "rimesso in piedi". "Dobbiamo sistemare il Paese prima. Non si possono fare elezioni", ha detto in un’intervista a Nbc News, aggiungendo che il processo richiederà tempo.
La posizione di Washington contrasta con quanto previsto dalla Costituzione venezuelana, che impone la convocazione di nuove elezioni entro 30 giorni in caso di assenza permanente del presidente. Il governo di Caracas continua però a considerare Nicolás Maduro, arrestato sabato dalle forze statunitensi, come legittimo capo dello Stato. Delcy Rodríguez, vicepresidente dal 2018, ha prestato lunedì scorso giuramento come presidente ad interim su mandato della Corte Suprema.
Secondo il presidente Usa, l’industria petrolifera americana potrebbe avviare operazioni di ampia portata in Venezuela in meno di 18 mesi, a fronte di "un’enorme quantità di denaro" che le compagnie statunitensi investirebbero e che potrebbe essere recuperata attraverso i ricavi o con rimborsi da parte dell’amministrazione Usa. Si tratterebbe, ha sottolineato, di un "grande investimento", senza tuttavia fornire stime precise sui costi.
Secondo Trump, un Venezuela nuovamente produttore di petrolio sarebbe vantaggioso per gli Stati Uniti perché contribuirebbe a mantenere bassi i prezzi dell’energia. Trump ha inoltre affermato che le compagnie petrolifere, pur non essendo state avvisate in anticipo dell’operazione che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro, "sapevano che qualcosa era in preparazione" e sarebbero pronte a intervenire. Il presidente ha ribadito che la sua priorità resta "sistemare" il Paese e rilanciare il settore petrolifero, più che favorire nell’immediato una transizione democratica.
La Russia ha intanto inviato navi della propria marina per scortare la petroliera Marinera, già nota come Bella 1, inseguita dalle forze statunitensi nell’Atlantico. Lo riportano i media statunitensi. L’unità, che in passato ha trasportato greggio venezuelano ed è ora sotto bandiera russa, è sospettata da Washington di aver violato sanzioni e trasportato petrolio iraniano. Gli Stati Uniti hanno tentato di abbordarla in precedenza e valutano un nuovo intervento, preferendo il sequestro all’affondamento, mentre il Comando Sud americano afferma di essere pronto ad agire contro navi e soggetti sanzionati.
Mosca sostiene che la nave stia navigando in acque internazionali nel pieno rispetto del diritto marittimo e denuncia un’attenzione "sproporzionata" di Stati Uniti e Nato. Il caso si inserisce in un contesto già molto teso, a pochi giorni dall’operazione militare statunitense a Caracas che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro.
Gli Stati Uniti starebbero intanto esercitando pressioni sul governo ad interim del Venezuela affinché espella ufficiali e consiglieri provenienti da Cina, Russia, Cuba e Iran. Lo hanno riferito al New York Times funzionari americani, secondo cui la richiesta sarebbe stata presentata dal segretario di Stato Marco Rubio in una riunione riservata con i leader del Congresso, all'indomani della cattura di Maduro.
Rubio avrebbe inoltre chiesto alla leader ad interim Delcy Rodriguez di riaprire il commercio petrolifero con Washington, come già richiesto pubblicamente da Donald Trump. La misure potrebbe comportare una parziale liberalizzazione dell'industria petrolifera nazionale per attrarre nuovamente le compagnie americane, eventualmente con forme di risarcimento.
Il governo ad interim del Venezuela ha intanto proclamato sette giorni di lutto nazionale per i membri delle forze armate uccisi durante l’operazione militare statunitense condotta a Caracas per arrestare Maduro. "Ho deciso di dichiarare sette giorni di lutto nazionale in onore e in memoria delle giovani donne e dei giovani uomini che hanno sacrificato la loro vita in difesa del Venezuela", ha annunciato alla tv di Stato la presidente ad interim Rodríguez.
Secondo le autorità venezuelane, nell'attacco sono stati uccisi almeno 24 soldati. In un post su Instagram, le forze armate – che si definiscono Esercito Bolivariano in omaggio a Simón Bolívar – hanno scritto che "24 stelle sono state strappate dal nostro firmamento bolivariano dalla mano codarda dell’impero", accompagnando il testo con le foto dei militari caduti.
In precedenza, il governo di L’Avana aveva riferito che anche 32 membri delle forze di sicurezza cubane erano stati uccisi nella stessa operazione. Secondo esperti, da anni militari e agenti dell’intelligence di Cuba, alleato di Caracas, operano in Venezuela occupandosi della sicurezza personale di Maduro e contribuendo a mantenere la disciplina all’interno delle forze armate.