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Moda: intimo e lingerie danno lavoro a 16.300 addetti in 1.875 imprese

10 marzo 2015 | 15.35
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La regione con il maggior numero di imprese è la Lombardia (442 imprese che costituiscono il 23,6% del totale Italia).

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Il settore della produzione della biancheria intima e della lingerie conta in Italia 1.875 imprese attive, con un totale di addetti di circa 16.300 unità (dati al 30 settembre 2014). La regione con il maggior numero di imprese è la Lombardia (442 imprese che costituiscono il 23,6% del totale Italia), seguono la Puglia (392 imprese, 20,9%), la Campania (183 imprese, 9,8%), il Veneto (140 imprese, 7,5%) e la Toscana (134 imprese, 7,1%). La provincia di Pistoia con 39 imprese attive costituisce il 2,1% del totale Italia.

La regione con il maggior numero di imprese è la Lombardia (442 imprese che costituiscono il 23,6% del totale Italia) seguono la Puglia (392 imprese, 20,9%), la Campania (183 imprese, 9,8%), il Veneto (140 imprese, 7,5%) e la Toscana (134 imprese, 7,1%). La provincia di Pistoia con 39 imprese attive costituisce il 2,1% del totale Italia.

Sono dati diffusi pochi giorni fa in occasione di Immagine Italia &Co, la fiera di riferimento del Made in Italy per la moda underwear femminile e maschile di tutte le età che si tiene ogni anno a Firenze. Dal 2009 al 2014 il settore intimo a livello nazionale ha subito una contrazione del 18,1% del numero delle imprese.

La diminuzione del numero di imprese è stata generalizzata in tutto il territorio nazionale anche se tra le regioni dove è maggiormente concentrato il fenomeno il dato più negativo lo manifestano la Puglia (-21,1%) e l’Emilia Romagna (-27,1%). La Toscana subisce una flessione del 16,3%, la Lombardia del 18%, la Campania solo dello 0,5%. Rispetto al 31.12.2013 la flessione nel complesso è stata pari a -1,6%.

Il peso del valore delle esportazioni di questo settore è comunque considerevole. Nel primi 10 mesi del 2014 a livello nazionale sono state esportate merci per un valore di quasi 2.392 milioni di euro, con una variazione di aumento rispetto allo stesso periodo del 2013 pari a +6,1%. La bilancia commerciale che tradizionalmente in questo settore è negativa, conferma l’aumento del peso delle esportazioni sulle importazioni in questi ultimi 3 anni.

Se nei primi 10 mesi del 2011 l’export costituiva il 75,3% dell’import, nello stesso intervallo del 2013 esso è salito a rappresentarne il 91,2%, e nel 2014 è sceso di poco ed è pari al 90% circa. Questo dato è importante perché - anche se nel 2014 le importazioni hanno continuato a crescere (+8,6%) - il valore delle esportazioni è stato tale da confermare la diminuzione della forbice import export.

I paesi dove maggiormente vengono indirizzati i flussi export sono principalmente europei (oltre il 79,3%, con un aumento nell’ultimo anno del 3,8%).

La distribuzione per i principali partner europei è la seguente: Francia (11,9% del totale esportato con una flessione del 4,1%), Germania (9,9% del totale esportato con un aumento del 6,4%), Spagna (8,2% del totale esportato con un aumento del 4,1%), Regno Unito (7,7% del totale esportato con un aumento del 10,2%), Svizzera (6,3% del totale esportato con un aumento del 13,1%), Russia (5,4% del totale esportato con una flessione del 11,3%). Notevole anche l’export verso gli Stati Uniti (4,4% del totale esportato con un aumento del 12,5%).

Aumentano le esportazioni in Asia che raccoglie il 13,8% del totale esportato con un aumento nel 2014 pari a +21,3%, nel medio oriente (+3,7%) e nel totale America (+8,3%), mentre subiscono una lieve flessione in Africa (-0,2%).

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