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'Migranti tra memorie e attualità', all'Ara Pacis performance di danze e parole

SPETTACOLO
'Migranti tra memorie e attualità', all'Ara Pacis performance di danze e parole

La Compagnia Daniele Cipriani protagonista di 'Meditteranea' di Mauro Bigonzetti in scena domani all'Ara Pacis per 'La Notte dei Musei'

'Mediterranea: Migranti tra memorie e attualità'. A Roma, al Museo dell'Ara Pacis il 18 maggio, nell'ambito della Notte dei Musei, in programma una performance di danza, musica e parole con illustri rappresentanti del mondo della cultura e dello spettacolo tra i quali Rossella Brescia, Paolo Fallai, Simonetta Allder d'Aquino, Leonardo Petrillo, la principessa Soraya Malek d’Afghanistan, Micha van Hoecke, Tosca, Franco Miseria, Domenico de Masi.


Un tema, quello dei migranti, che infuoca i dibattiti dei governi di tutta Europa, surriscaldando le prime pagine dei giornali in tutto il mondo. Fotografie e reportage choc che fanno sentire inspiegabilmente fortunato chi dorme sotto un tetto, anziché a cielo aperto o sotto una tenda, o chi cammina su terra ferma anziché trovarsi sballottato su gommoni in balia delle onde.

La serata, a cura di Daniele Cipriani, vuol raccontare e ricordare la realtà di chi deve e ha dovuto abbandonare il proprio paese per motivi politici ed economici. Cervelli in fuga alla ricerca di un futuro migliore o, più drammaticamente, ondate umane di uomini, donne e bambini in fuga da dittature, guerre e fame, che attraversano il Mediterraneo per non morire… E che spesso invece trovano la morte proprio tra quelle onde.

L’evento (aperto al pubblico, con un biglietto di ingresso simbolico pari a 1 euro) si svolge dunque al Museo dell’Ara Pacis dalle ore 20 (ultimo ingresso all'una). Personalità del mondo della cultura, della società e dello spettacolo daranno voce a storie di migranti del passato e del presente: lettere, testimonianze, brani celebri: da Enea che fugge da una Troia in fiamme portandosi il vecchio padre sulle spalle, figura mitologica, ma di grande attualità, a quel celeberrimo fiorentino, profugo politico che scrisse 'La Divina Commedia'.

Dall’ungherese Agota Kristoff in fuga dai carri armati sovietici, agli arrivi negli anni ’80 dei nostri dirimpettai albanesi che cercavano 'l’Amerika' al di là dell’Adriatico, dalla migrazione italiana, dalla Sicilia agli Stati Uniti ('Etneide' di Nino Piccione) alle migrazione più recenti dopo la caduta del Muro di Berlino sino alle onde umane odierne provenienti dai paesi asiatici, mediorientali ed africani, spesso per sottrarsi alla furia del fanatismo religioso. Non dimenticando gli infiniti esodi degli Ebrei, la serata ricorderà anche tanti ballerini costretti all’esilio. Il messicano José Limon ieri, il siriano Ahmad Joudeh, autore di 'Danza o muori', oggi.

Ai brani letti o recitati, si alterneranno brani tratti dal balletto 'Mediterranea' di Mauro Bigonzetti e interpretati dalla Compagnia Daniele Cipriani, lavoro di grande successo portato in tournée nei più importanti teatri italiani, tra cui il Rossetti di Trieste, il Teatro Sociale di Como, il Petruzzelli di Bari, il Teatro Romano di Spoleto, il cortile di Palazzo Reale a Torino, raggiungendo anche il Winter Theatre di Sochi in Russia.

La serata sarà condotta da Mimosa Martini, giornalista, inviato di guerra e scrittrice, una lunga carriera che l’ha vista testimone di calamità e conflitti che hanno portato a spostamenti di masse umane. La lettura di queste testimonianze, adattate da Rossella Battisti, giornalista e traduttrice dell’autobiografia di José Limon, sarà affidata alle voci di vari esponenti della cultura, come la stessa Mimosa Martini, ma anche Angelo Argento, presidente Cultura Italiae, Rossella Battisti, Benedetta Rinaldi, Gabriele Rossie Paolo Petrocelli.

L’intento è quello di riunire un pubblico eterogeneo e variegato in un momento di riflessione, di condivisione culturale ed emotiva, attraverso una performance inserita all’interno di un luogo simbolo di quel popolo guida del mondo antico (che al Mediterraneo diede l’appellativo di Mare nostrum), e della loro capacità di accogliere nell’urbe persone provenienti dai tanti paesi del loro sconfinato impero. Un contesto, quindi, a cui possono sentire di appartenere tutti, romani e non solo.



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