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Budelli: isole, arcipelaghi e dune, quando la natura è in mano ai privati

15 aprile 2015 | 17.37
LETTURA: 4 minuti

Da Mal di Ventre a Li Galli, non c'è solo Budelli in questo lungo elenco. Quello che conta, però, non è la proprietà ma i vincoli ed è in assenza di questi che l'intervento pubblico diventa auspicabile. Intanto, i proprietari illuminati si mettono in rete come "Custodi del territorio"

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La spiaggia rosa dell'isola Budelli (Ente Parco Nazionale dell'Arcipelago di La Maddalena)

Isole, scogli, interi arcipelaghi. Dall'Isola di Mal di Ventre all'arcipelago Li Galli, non c'è solo Budelli nel lungo elenco dei tesori naturalistici e paesaggistici italiani in mano ai privati e la questione riguarda non solo isole e isolotti ma anche aree di pregio di diversa natura, terreni privati che in tutta Italia ammontano a milioni di ettari, anche inseriti all'interno di parchi nazionali e aree protette.

C'è chi grida allo scandalo e chi invece accende i riflettori sulle tutele: con vincoli ben definiti, non importa di chi è la proprietà, l'importante è che l'ambiente venga rispettato e tutelato. “Su Budelli la nostra posizione può sembrare atipica, ma è una posizione di buon senso: non si possono rincorrere i privati per comprare un territorio pensando che solo se pubblico possa essere tutelato e vincolato”, dichiara all'Adnkronos Sebastiano Venneri, responsabile Mare di Legambiente.

“Se si dovessero acquistare tutti i terreni e le isole in mano ai privati non basterebbe una finanziaria – aggiunge Venneri - il giusto approccio è quello di tenere presente che il privato non può fare quello che vuole, ma solo quello che lo Stato o l'ente responsabile decide che si può fare. Anche a Budelli ci sono i beni demaniali e quelli restano 'bene comune' per eccellenza: la spiaggia rosa è un bene demaniale e, in questo caso specifico, supertutelato”.

Ci sono invece altre situazioni in cui l'intervento pubblico è auspicabile, situazioni in cui – in assenza di vincoli – la proprietà privata potrebbe rappresentare un pericolo per la tutela ambientale. Due esempi per tutti: le dune di Lacona e le miniere di Rio Elba.

Nel primo caso, “si trattava di un territorio non vincolato di proprietà privata, acquistato dall'Ente Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano perché in assenza di vincoli c'era il rischio di speculazioni. Lo stesso intervento sarebbe auspicabile per le miniere di Rio Elba, bene che potrebbe essere messo all'asta finendo in mano a privati che potrebbero anche decidere di stravolgere la natura di quell'area. In quel caso auspichiamo che il pubblico intervenga”.

Ma succede anche che i privati “illuminati” uniscano le forze per fare quello che a volte il pubblico non riesce a fare: la nuova tendenza è partita dalla Spagna ed è arrivata in Italia, è quella dei “Custodi di territorio”, rete di privati che gestiscono i propri terreni, che siano boschi, pinete o colline, con modalità da area protetta pur non essendo quelle aree sottoposte a vincoli di tutela ambientale.

Budelli a parte, sono tantissime le isole di pregio dal punto di vista naturalistico in mano ai privati. C'è l'Isola di Mal di Ventre, all'interno dell'Area marina protetta Penisola del Sinis - Isola Mal di Ventre, dal 1972 di proprietà di Lord Rex Miller che più volte ha tentato di venderla perché qui, chiunque sia il proprietario, non si può costruire nulla. C'è isola d'Isca, nel golfo di Salerno, acquistata da Eduardo De Filippo e oggi di proprietà di Luca De Filippo e della sua famiglia.

L'isola di Serpentara, inserita nella lista dei siti di interesse comunitario: qui è proibito l'accesso alle imbarcazioni a motore a pescaggio elevato e non è edificabile: massima tutela ambientale garantita, nonostante la proprietà privata, visto che fa parte di un’Area marina protetta.

Arcipelago Li Galli, a sud della penisola sorrentina, dopo essere stato acquistato nel 1924 dal coreografo e ballerino russo Leonide Massine, la proprietà passò a Rudolf Nureyev, che l'acquistò nel 1989: poco dopo la sua morte, avvenuta nel 1993, l'arcipelago è passato in mano ad altri privati.

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