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Italiani popolo di pigri, siamo tra i 20 Paesi 'campioni' di inattività

22 ottobre 2014 | 14.26
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Lo rivelano i medici dello sport che dal 23 al 26 ottobre si riuniscono a Catania per fare il punto sulla sedentarietà e chiedere al ministro Lorenzin che venga riconosciuta come "una vera e propria malattia" dal Servizio Sanitario Nazionale

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Tablet, telefonini, pc e tv non aiutano i nativi digitali a muoversi, tanto che ormai la sedentarietà è divenuta una patologia, dalle dimensioni impressionanti nel Belpaese. L'Italia rientra infatti nella top 20 delle nazioni più pigre al mondo: siamo 17esimi, con un indice di inattività del 54,7%. A tracciare il quadro sono i medici dello sport che dal 23 al 26 ottobre si riuniscono a Catania per il XXXIV Congresso nazionale della Federazione medico sportiva italiana (Fmsi), dal tema "Sedentarietà: una nuova patologia".

La Fmsi, in qualità di Federazione medica del Comitato olimpico nazionale italiano dal 1929 e di Società scientifica di medicina dello sport, lancia dunque questo messaggio al Paese e al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. Lorenzin, "che ha dato prova in diverse occasioni di grande lungimiranza, potrà essere la prima al mondo - scrive Fmsi - a introdurre la sedentarietà come vera e propria malattia riconosciuta dal Servizio sanitario nazionale. Al pari dei disturbi cardiovascolari, del diabete, dei tumori". Il nostro Paese rientra nella top 20 delle nazioni più pigre al mondo. Siamo 17esimi, con un indice di inattività del 54,7%. La media si ferma al 31,1%. Se rapportati all'Unione Europea, il quadro è ancora più desolante: siamo quinti, superati soltanto da Malta, Cipro, Serbia e Regno Unito. L'Istat censiva, nel 2013, oltre 24 milioni di sedentari, pari a circa il 42% della popolazione.

"Abbiamo quindi deciso di portare al centro del nostro appuntamento, che riunisce oltre 1.500 medici, tra i 5000 iscritti alla Fmsi, il concetto dell'inattività fisica come vera e propria patologia", spiegano i medici dello sport. Al Congresso ci saranno le letture magistrali di Giuseppe De Rita, presidente Censis e Michael Sagner presidente della European Society of Lifestyle Medicine. Inoltre, interverrà Cristina Alberini (New York University), durante la sessione su "Esercizio fisico, cervello e mente".

Diversi studi hanno ormai dimostrato che la sedentarietà riduce la neuroplasticità e le dimensioni dell'ippocampo, oltre a favorire l'invecchiamento dei telomeri. L'attività fisica, favorisce al contrario un effetto neuroprotettivo, con risultati di apprendimento migliorati. Ecco perché rimane fortemente indicata anche in terza età. Di prevenzione parlerà Giuseppe Novelli, Magnifico Rettore dell'Università di Tor Vergata Roma, con una lettura dal titolo "Test genetici nella prevenzione della morte improvvisa". Inquadrare la sedentarietà come una patologia vera e propria permetterà anche di intervenire dal punto di vista dei costi socio-sanitari, riducendo così il carico totale.

Il medico specialista in medicina dello sport è, per questo, il medico competente "e l'esercizio deve occupare il giusto spazio a livello preventivo, terapeutico e riabilitativo. Se si riuscissero a comunicare in maniera capillare alcuni dati sul perché fare sport è salutare, allontaneremmo molte persone anche dalla sedentarietà". Un po' a sorpresa sono proprio i ragazzi ad essere molto più pigri degli adulti tra i 30 e i 50 anni. "Gli over 30 iniziano a praticare sport come fattore di aggregazione o per seguire i consigli del medico. Una volta finita la scuola, dove già le strutture sono carenti, gli adolescenti non trovano invece le attrezzature e gli spazi adatti e abbandonano di conseguenza l'attività fisica. Diventa importante quindi sfruttare anche lo spazio che i media offrono per comunicare l'importanza dell'esercizio fisico", dicono dalla Federazione medico sportiva italiana.

"Il movimento fisico è, insieme alla corretta alimentazione, uno dei garanti del benessere individuale. E va prescritto come terapia, al pari di un farmaco, nella giusta dose individuale, dove la sedentarietà deve essere riconosciuta come patologia", dicono i medici dello sport. "Per tutti questi motivi, il messaggio scientifico che vuole arrivare al ministero della Salute è di procedere insieme alla Fmsi su un percorso ormai necessario e non dilazionabile per la salute di tutti i cittadini, che vede il riconoscimento della sedentarietà come patologia all'interno del Ssn".

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