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Italiano negli Usa pioniere della genetica dei tumori, la sua città lo premia

08 ottobre 2014 | 14.19
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Riccardo Dalla Favera, classe 1951, dal 1989 è in forze alla Columbia University di New York. Da più di 30 anni ha un'unica missione: mappare la genetica dei linfomi e in particolare del linfoma diffuso a grandi cellule, la più comune malattia maligna del sangue. Il Comune di Legnano, dove è nato, gli ha conferito l'Albertino d'Oro

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Trentasei anni fa, due dopo la laurea, è partito da Milano per gli Usa direzione Bethesda, quartier generale dei National Institutes of Health. Un biglietto di sola andata verso una carriera 'a stelle e strisce' che da più di 30 anni ha un'unica missione: mappare la genetica dei linfomi e in particolare del linfoma diffuso a grandi cellule, la più comune malattia maligna del sangue.

Riccardo Dalla Favera, classe 1951, dal 1989 è in forze alla Columbia University di New York. Ha messo la firma su ricerche pionieristiche che hanno rivoluzionato la cura dei tumori ematologici, dalla chemio ai nuovi farmaci intelligenti. Una su tutte la scoperta, nell'82, del primo gene alterato nei linfomi. Americano d'adozione, milanese di nascita. Anzi legnanese. Ed è proprio a Legnano che il 'cacciatore' di geni del cancro è tornato, per ricevere in Comune l'Albertino d'Oro, massima onorificenza cittadina.

"A Legnano ci sono solo nato perché mio padre era medico in ospedale - racconta lo scienziato all'Adnkronos Salute - Ci sono rimasto forse un giorno appena", ma le piccole città non dimenticano. E domani 9 ottobre, alle 19 nella Sala degli Stemmi, Legnano lo festeggerà come un 'figlio' speciale. Dopo una lectio magistralis su 'Come la genomica sta cambiando la diagnosi e la terapia dei linfomi', Dalla Favera stringerà nelle mani una statuetta dorata da riportare per ricordo negli States. "Sono partito per gli Usa nel '78 con l'intenzione di restarci un paio d'anni - ricorda - ma poi è andata così". Cinque anni nel Maryland al National Cancer Institute, nel 1983 il primo gruppo di ricerca indipendente alla New York University, e nell''89 l'approdo alla Columbia dove ha contribuito a fondare l'Institute for Cancer Genetics che dirige dal 1999.

La retorica sui 'cervelli fuggiti' a Dalla Favera non piace. Nonostante una vita intera passata in America "non ho mai escluso il ritorno, ma certo bisogna che si creino le condizioni giuste", dice. Per ora preferisce parlare di alleanze scientifiche, dei "grossi contatti che ho sempre mantenuto con l'Italia". Oltre a 250 pubblicazioni all'attivo e a un palmares di 18 tra 'premi' e 'onori' internazionali, l'ematologo vanta anche una storia di maestro di allievi illustri. Nomi noti dell'oncologia tricolore fra i quali Pier Giuseppe Pelicci, condirettore scientifico dell'Istituto europeo di oncologia di Milano e fra gli eredi designati da Umberto Veronesi, che nelle scorse settimane l'ha scelto come direttore Ricerca Ieo dal 1 gennaio 2015. "Quando era giovane - sorride Dalla Favera - è stato con me 6 o 7 anni".

La ricerca, insomma, è un ponte che attraversa gli oceani. Una rete con tanti nodi, che lo scienziato ha usato per catturare i geni del linfoma. "Attenzione - avverte - parlare di predisposizione genetica è sbagliato. Non è il genoma di una persona ad essere 'malato', ma la cellula che fa degli errori da cui nasce il tumore. Il nostro bersaglio dunque non è il Dna del paziente, bensì il Dna del suo tumore".

Studiandolo "abbiamo scoperto che ogni caso di linfoma diffuso a grandi cellule presenta in media 100 mutazioni genetiche, alcune ricorrenti e altre più rare. Ora si tratta di capire cosa fa ciascuna di queste lesioni, perché alcune si presentano separatamente mentre altre insieme, come sinergizzano fra loro per scatenare il cancro". Che non è uno, ma sono tanti: "Alterazioni diverse identificano vari sottotipi di linfomi con prognosi differenti, tanto che geneticamente possiamo parlare almeno di 3 o 4 patologie". Esserci arrivati è la chiave che ha aperto la porta dell'oncologia molecolare personalizzata, dalla diagnostica alla terapia. Mutazioni diverse, farmaci ad hoc.

"Se in passato curavamo il cancro somministrando veleni che uccidevano tutte le cellule che proliferano - prosegue Dalla Favera - ora possiamo intervenire con medicinali al bersaglio da abbinare alla chemioterapia". E più la ricerca avanza, più la mira si affina. Dai farmaci intelligenti ai 'super intelligenti': "Un paio di nuove molecole dirette contro i geni del cancro sono arrivate ai test clinici e i primi nuovi farmaci saranno disponibili entro un paio d'anni", spera lo scienziato. Perché se "il 40-50% dei linfomi diffusi a grandi cellule è attualmente curabile", l'obiettivo finale è salvare anche la metà che oggi non ne esce.

Parola d'ordine ricerca traslazionale, dal banco di laboratorio al letto del malato. In prima linea le corsie dell'ospedale Civile di Legnano, che accende i riflettori sulle malattie del sangue con il congresso 'La gestione medico infermieristica delle patologie ematologiche nell'integrazione ospedale territorio', in programma il 10 e l'11 ottobre all'Opera Mater Orphanorum della cittadina lombarda. Una 2 giorni organizzata da Antonino Mazzone, direttore di Area medica dell'Ao legnanese, in collaborazione con l'Associazione medici Legnano presieduta da Cornelio Turri.

L'evento "vedrà impegnati tutti gli attori del sistema, con una formula innovativa che rappresenta una novità assoluta - spiega Mazzone all'Adnkronos Salute - Ogni sessione sarà aperta da un caso clinico reale presentato da un medico di famiglia; quindi lo specialista discuterà delle novità diagnostiche e terapeutiche, e l'infermiere della parlerà della gestione del paziente nelle difficoltà della vita clinica reale".

Dalle anemie alle piastrinopenie, dalle sindromi mieloproliferative al mieloma multiplo e ai linfomi. L'agenda dei lavori congressuali passerà sotto il radar le diverse malattie del sangue. "Una sessione in particolare sarà dedicata ai nuovi farmaci che hanno cambiato la storia delle neoplasie del sangue, che costituiscono il 7-10% di tutti i tumori", ricorda Mazzone. Non a caso l'ematologo ha voluto Dalla Favera come 'special guest' del suo congresso, "perché è anche grazie alle sue scoperte che negli ultimi anni la sopravvivenza di queste malattie è aumentata del 20%".

Si parlerà poi di strumenti diagnostici, di nuove terapie per bocca e di moderni presidi per la somministrazione delle cure. Ma soprattutto della gestione di tutto questo in una rete integrata ospedale-territorio, con "il fine ultimo dell'appropriatezza: è l'unica strada per risparmiare risorse da reinvestire nella ricerca e sviluppo di trattamenti innovativi", ammonisce lo specialista.

Abituato dai numeri a pensare in grande, Mazzone guarda al futuro: "Solo per dare qualche cifra - evidenzia - il nostro centro emostasi e trombosi ha in carico 3.300 pazienti. Sul fronte dei prelievi di midollo viaggiamo nell'ordine dei 600 casi all'anno, e con 35 malati seguiti nell'ambito della Rete ematologica lombarda puntiamo da tempo a diventare un centro autorizzato per l'autotrapianto". Nell'attesa "curiamo leucemie acute con terapie ad alte dosi, molto più rischiose, ma non perdiamo di vista la meta: Legnano centro per l'autotrapianto".

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