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Johnson & Johnson, trombosi e stop Usa: l'analisi dell'immunologo

13 aprile 2021 | 19.31
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"Stessa ipotesi autoimmune per J&J e AstraZeneca"

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"Il vaccino anti Covid di Johnson & Johnson", sospeso negli Stati Uniti dopo alcuni casi di trombosi gravi, "è basato sugli stessi principi di quello di AstraZeneca. E' verosimile che i rarissimi eventi avversi, che sono stati evidenziati per i due prodotti, siano riconducibili allo stesso meccanismo. Con una stessa ipotesi di origine autoimmune. I dati disponibili sembrano infatti indicare l'esistenza di una reazione autoimmunitaria". Lo spiega all'Adnkronos Salute, Andrea Cossarizza, docente di Patologia generale e Immunologia all'università degli Studi di Modena e Reggio Emilia commentando lo stop al vaccino negli Usa.

"Si tratta - spiega Cossarizza - di eventi estremamente rari: negli Usa sono riportati sei casi, di cui uno mortale e uno grave, su poco meno di 7 milioni di vaccinazioni. E riguardano tutti donne, come abbiamo visto con AstraZeneca, tra i 18 e i 48 anni. L'ipotesi, dunque, è che alla base di questo fenomeno ci sia un meccanismo di immunopatogenesi che attiva una risposta immunitaria eccessiva contro qualche componente dell'organismo. Nelle donne in quella fascia di età, del resto, è più frequente l'incidenza di malattie autoimmuni".

L'immunologo ricorda che su J&J, al momento, non ci sono analisi pubblicate mentre per AstraZeneca sono usciti due importanti lavori, il 9 aprile sul New England Journal of Medicine, "che mostrano la presenza di anticorpi anti PF4, molecole presenti nelle piastrine, simili a quelli visti in rari pazienti dopo il trattamento con eparina. Il meccanismo patogenetico di Astrazeneca, dunque, è stato in parte già identificato".

Gli elementi comuni tra i casi, comunque, ci sono. "Sono tutte donne, in buona salute, della stessa fascia di età. E nelle donne, per motivi anche legati agli ormoni e al genere, c'è una predisposizione maggiore a sviluppare malattie autoimmuni", conclude l'immunologo che, considerando i numeri e la rarità dei casi, evidenzia come l'individuazione di questi rarissimi eventi avversi dimostri "che il sistema di farmacovigilanza sia efficiente, in Europa come negli Usa".

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