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Ue: Katainen, piano investimenti non è bacchetta magica

15 gennaio 2015 | 10.11
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Per il vicepresidente della Commissione Ue le riforme che il governo italiano ha messo in campo "sono giuste e aumenteranno la competitività del paese" Si tratta di temi difficili, ma si tratta di riforme incisive''. Soffermandosi sul piano d'investimenti Ue ha ribadito che "non risolve tutti i problemi del mondo e dell'Europa"

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Jyrki Katainen

"Oltre a quello Juncker non abbiamo nessun piano B" per rilanciare la crescita dell'Europa: un piano che peraltro "non risolve tutti i problemi del mondo e dell'Europa e non è una bacchetta magica che risolverà tutto". Si spiega con questa ammissione il senso della missione italiana di due giorni di Jyrki Katainen, il vice presidente della Commissione europea, che a Roma ha visto - fra gli altri - il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan ed i membri delle Commissioni Bilancio, Attività produttive e Lavoro di Camera e Senato. L'obiettivo di questi "incontri molto incoraggianti", promuovere il nuovo Fondo europeo per gli investimenti che è uno dei capisaldi del Piano Juncker.

Katainen ha provato a sondare la disponibilità dell'Italia a fornire un contributo nazionale ma ha spiegato ai giornalisti che Padoan non ha fornito indicazioni precise: "D'altronde - ha spiegato l'ex premier finlandese - ogni paese farà la scelta che riterrà giusta". "Ma - ha aggiunto - anche se i governi dovessero decidere di non dare i loro contributi ci sono 60 miliardi di capitale fresco".

"L'Italia - ha spiegato Padoan a Katainen - ha proposto ai partner europei un’agenda di lungo periodo con interventi immediati sul fronte dell’integrazione del mercato interno, degli investimenti per la crescita e per l’occupazione, delle riforme strutturali per aumentare la competitività delle nostre economie".

Proprio la necessità di rilanciare la competitività di paesi come l'Italia è stata al centro delle riflessioni di Katainen, che ha anche 'pescato' nei suoi ricordi giovanili spiegando che "negli anni Novanta la Finlandia era a un passo dal default, e il governo dovette varare un aggiustamento fiscale pari al 10% del Pil". Ma riusci a venirne fuori "puntando su riforme e ricerca e sviluppo".

Fra le riforme ovviamente massima attenzione al Jobs Act, che - ha spiegato - "e' la cosa giusta da fare: l'Italia ha bisogno di investimenti, è un paese con enormi potenzialità industriali e imprenditoriali, ma oggi il mercato del lavoro non funziona: c'è una divisione fra chi ce l'ha e chi no". Per Katainen "i benefici del Jobs Act aumenteranno con il tempo".

Davanti ai parlamentari Katainen aveva riconosciuto che le riforme che il governo italiano ha messo in campo "sono giuste e aumenteranno la competitività del paese" e, in particolare, il jobs act "aiuterà l'assunzione dei giovani. Si tratta di temi difficili, ma si tratta di riforme incisive''. Parole accolte come una vittoria dai politici italiani, a iniziare dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti che le ha definite "una buona notizia perché l'Italia ha l'esigenza di confermare la sua credibilità rispetto agli impegni che si è assunta".

Sul fronte fiscale Katainen, che nei mesi scorsi si era distinto per la rigidità sugli impegni di consolidamento fiscale ha evitato di assegnare all'Italia promoziono o bocciaturr: "La Commissione - ha ricordato - deciderà a marzo sui deficit di Italia, Francia e Belgio. Per ora non ho nuovi dati e mi è impossibile dire di più".

Ma toni diversi, più disponibili, si sono ascoltati nel giudizio sul principio della flessibilità, presentato come una vittoria del semestre italiano. Il 'falco' Katainen non ha esitato a riconoscere che "si', sulla flessibilità è cambiato l'atteggiamento politico" dell'Unione Europea. "E l'atteggiamento è cambiato perchè i tempi sono mutati: prima dovevamo recuperare la fiducia dei mercati e rafforzare finanze pubbliche, oggi non c'e' più panico e si puo' iniziare a ripensare il futuro". Peraltro, ha rivelato, " sul principio della flessibilità nella Commissione Europea la decisione è stata unanime, anche se ovviamente c'e' stato un forte dibattito".

Non poteva mancare un riferimento all'altro grande protagonista della politica economica europea, la Bce dalla quale, ha spiegato Katainen, sul piano Juncker "abbiamo avuto un feedback molto incoraggiante". "Penso che il nuovo progetto di acquisti della Bce e gli sviluppi del mercato unico siano riforme strutturali europee di cui al momento abbiamo disperatamente bisogno e spero che vadano in parallelo" ha aggiunto. "C'è bisogno - ha spiegato in Parlamento - di più integrazione in Europa. Una Europa frammentata non ci darà più forza, mentre c'è bisogno di più integrazione", garantendo la libera circolazione delle persone". "Questo - ha concluso - è lo spirito del mercato unico su cui dobbiamo muoverci".

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