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Startup: l'italiana Satispay punta a 15 mln clienti, nel mirino H&M e Zara

26 marzo 2016 | 14.30
LETTURA: 5 minuti

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Il team di Satispay

E' partito tutto con una mail a 70 persone, tra amici e familiari, nel 2012. "Questa è la nostra idea. Volete sostenerci?". Hanno in risposto in 52 e la prima vera 'raccolta' è stata di 300mila euro. Dopo quattro anni Satispay, la startup italiana che sta conquistando quote di mercato nel business dei pagamenti elettronici, ha raccolto 8,5 milioni di euro e punta a 15 milioni di clienti da qui a tre anni. Chi ci aveva creduto da subito ha, almeno in teoria, quintuplicato il valore del suo investimento.

"A un anno dal lancio siamo a regime, abbiamo un team di 32 persone e circa 50 nuovi esercenti al giorno che attivano l'app, sia negozi fisici che online. Ma non è sempre sembrato tutto così facile: in una startup si lotta". A raccontarlo è uno dei tre fondatori, il ceo Alberto Dalmasso, 31 anni e una laurea in economia a Torino. Per un anno e nove mesi è rimasto senza stipendio, insieme agli altri due amici, più o meno coetanei, con cui ha ideato il progetto: Dario Brignone e Samuele Pinta.

A oggi, hanno scaricato l'applicazione circa 60mila utenti e Satispay gestisce al momento "poco più di 500mila euro di transazioni al mese. Anche queste - racconta Dalmasso all'Adnkronos - crescono più o meno a un tasso del 30% mese su mese e ci aspettiamo di superare il milione di euro di pagamenti gestiti a giugno". Il 70% di questi sono effettuati nei negozi ed è proprio il segmento degli esercenti che subisce il fascino dell'app: Satispay, infatti, è gratuita e autonoma dai circuiti delle carte di credito. Da una parte, permette ai privati di scambiarsi piccole somme di denaro e, dall'altra, consente ai negozianti di abbattere il sistema delle commissioni che rende poco convenienti i piccoli acquisti, dal panino al caffè.

Al riparo da frodi per utilizzo Iban e smartphone personale

"Le banche sono escluse dal gioco, è il cliente che decide autorizzando le transazioni", spiega sempre il ceo. Il processo è semplice: bastano l'Iban e uno smartphone. Due elementi che rendono Satispay più sicura delle carte di credito. "Siamo al riparo da frodi perché usiamo l'Iban e non i numeri della carta. Poi, siamo legati al dispositivo mobile: chi attiva un account Satispay lo può usare solo ed esclusivamente con quello smartphone". Ovvero, se si cambia il proprio cellulare il servizio viene disabilitato e attivato sul nuovo.

Le sfide future dell'app adesso sono nell'ecommerce, segmento dove è entrata da poco, e nella conquista dei grandi store. Per ora, Satispay è concentrata sul mercato italiano, dove a poco a poco sta concludendo importanti accordi, come con le catene di MyChef, Grom, TotalErg. Ma tra gli ultimi cè anche un ristorante stellato, El Coq di Lorenzo Cogo.

Tuttavia, "volendo muoverci sul mercato europeo, gruppi come Zara e H&M potrebbero essere in target perché rivolte a un pubblico giovane, con acquisti frequenti". Ad ogni modo, la battaglia della startup parte dai piccoli esercenti: "E' lì - spiega sempre Dalmasso - che vogliamo portare l'innovazione: se riusciamo a diventare un sistema comodo per i negozianti di quartiere saremo i primi ad avere un successo completo sul lato dei pagamenti elettronici".

'Mercato fermo ma carte di credito destinate a perdere quote'

E all'orizzonte, per ora, non si vedono grandi competitors: "Per ora dobbiamo ancora dimostrare molto facendo i numeri che ci siamo prefissati ma non si percepisce la sfida con altri attori: sono fermi". Al momento, in Italia, non ci sono altre soluzioni che permettono di fare pagamenti. Jiffy, ad esempio, permette di scambiarsi denaro ma non si può usare nei negozi. Le grandi sfide arriveranno quando i pagamenti via smartphone saranno rilevanti in termini di quote di mercato. Anche le certe di credito, infatti, sono destinate a perdere posizioni: "Continueranno a crescere come valore di pagamento transato perché i pagamenti elettronici saranno sempre di più ma la torta si farà più grande ed entreranno nuovi attori", sottolinea il ceo di Satispay.

La startup può contare su un azionariato interessante, per adesso. La capogruppo delle Bcc Iccrea Banca ha investito 3 mln nella società e ha il 17%. Gli investitori privati invece sono Jonathan Weiner e Ray Iglesias, fondatori del progetto Google Wallet, Jon Koplin, responsabile della divisione International di Google Wallet, Nicola Carbonari, fondatore di Autoscout24 e Giuseppe Donagemma, già vice president Networks di Samsung Electronics, che ha creduto per primo al progetto.

In Italia, però, sul fronte delle aziende innovativa, c'è ancora del lavoro da fare. "La normativa Monti era ben fatta, il contesto è positivo ma le norme sono davvero troppe e non tutti possono farsi accompagnare da consulenti legali". In più, secondo Dalmasso, "credo sia sempre più necessaria l'informazione su dove stanno veramente i capitali. C'è il mito degli incubatori e dei venture capital, ma i capitali li trovi rivolgendoti a privati che, spesso, hanno una gran voglia di investire".

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