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Lavoro: l'indagine, con dl Poletti sempre meno contratti a tempo indeterminato

18 settembre 2014 | 14.13
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Gi Group, le aziende scelgono sempre più quelli a tempo determinato.

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Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti

Il dl Poletti non sembra aver modificato in modo sostanziale le scelte di assunzione delle aziende. La maggior parte di esse ha dichiarato che non sono cambiati i contratti utilizzati per le scelte di assunzione, né cambieranno per il 2015. Unico effetto del decreto è la sostituzione del contratto a tempo indeterminato (il 23% del campione lo ha diminuito, solo l’8% lo ha aumentato) con il tempo determinato e "la continua erosione delle forme di cattiva flessibilità". E' quanto emerge dall’ultima rilevazione dell'Osservatorio permanente sulla riforma del mercato del lavoro, promosso da Gi Group Academy, fondazione di Gi Group, multinazionale italiana del lavoro.

Dalla survey, condotta nel periodo tra il 10 e il 15 settembre scorso su oltre 500 aziende, emerge che, secondo un'azienda su due (49,5% dei rispondenti), la principale priorità del governo in tema di lavoro dovrebbe essere quella di aiutare le persone senza lavoro a trovarne un altro attraverso appositi programmi di ricollocazione professionale.

Subito dopo, per il 46,6% dei rispondenti, il governo dovrebbe introdurre forme di incentivo all’uscita dal mondo del lavoro degli over 60 per favorire l’ingresso dei giovani e per il 45,4% sarebbe necessario rendere più flessibile il contratto a tempo indeterminato.

Come previsione di utilizzo futuro dei contratti, da qui a fine 2014 e per il 2015, prevale, quindi, una generale invarianza. Tuttavia, tra chi ha dichiarato di prevedere un aumento di utilizzo, tra le misure in ingresso, si segnalano: i tirocini formativi (del 17,7% entro il 2014 e del 23,5% nel 2015); i contratti a tempo determinato (del 17,1% entro il 2014 e del 21,9% nel 2015); gli incentivi alle assunzioni di giovani 18-29 anni (pacchetto Giovannini) (in aumento del 13,0% da qui a fine anno, del 18,3% per il 2015); i contratti di apprendistato (del 12,4% entro il 2014, mentre del 22,9% nel 2015).

Da segnalare, invece, tra le misure in uscita, la previsione da parte del 12% delle aziende rispondenti di aumentare il ricorso ai licenziamenti individuali per motivi economici organizzativi entro il 2014, proporzione che sale al 14,0% per il 2015.

Tra i contratti che le aziende prevedono di ridurre, a prevalere, c’è sempre quello a tempo indeterminato, indicato dal 20,0% delle aziende in diminuzione entro il 2014, dal 19,6% delle aziende in diminuzione per il 2015.

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