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L'Italia non è un Paese per Verdi, quasi scomparsi dalla politica

06 maggio 2014 | 15.08
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L'Italia primeggia in Europa per l'efficienza nell'uso dell'energia e delle risorse, ma paradossalmente non è un Paese per i Verdi, quasi scomparsi dalla scena politica in un momento in cui in Europa, invece, le formazioni ecologiste riescono spesso a raggiungere percentuali elettorali a doppia cifra. A indagare i motivi dello scarso successo dei Verdi in Italia e dell'importanza di ridare presenza e rappresentanza autonome all'ambiente nella politica italiana, è Ambiente Italia 2014, rapporto annuale di Legambiente realizzato in collaborazione con l'Istituto Ambiente Italia, che verrà presentato domani a Roma.

Nella prima parte del volume, curata da Roberto Della Seta, il volume ne ripercorre le ragioni storiche e culturali, attraverso i saggi di alcuni protagonisti della cultura e politica ambientale (Vittorio Cogliati Dezza, Daniel Cohn-Bendit, Roberto della Seta, Francesco Ferrante, Rossella Muroni, Francesco Rutelli) e di intellettuali e osservatori autorevoli (come Mauro Ceruti, Edgar Morin, Nando Pagnoncelli e Giovanni Valentini).

''In Italia - spiega Roberto Della Seta - le ragioni dell'ecologia sono largamente rappresentate nell'associazionismo e anche, come dimostrano i dati di 'Ambiente Italia', nell'economia reale. Grande assente resta invece la nostra politica, incapace fino a oggi di cogliere il grande potenziale di innovazione, di miglioramento sociale ed economico, di tenuta civile insito nei temi ambientali. Siamo il Paese che ha inventato per primo l'economia verde costruendo ricchezza, benessere, sviluppo sulla valorizzazione della sua 'grande bellezza', il rischio è che questa indiscutibile vocazione italiana venga spazzata via da un modello opposto: quello dell'illegalità ambientale, delle industrie dei veleni come l'Ilva, delle città più inquinate d'Europa''.

In realtà in Italia l'ecologia in politica ha una storia antica. Nel 1987, un anno dopo Chernobyl, i Verdi italiani ottennero il 2,5% dei voti alle elezioni politiche entrando così per la prima volta in Parlamento con 13 deputati e senatori. L'onda favorevole è continuata per anni e il bilancio di questa prima stagione è più che positivo e l'Italia è stata uno dei primi Paesi europei con un Verde ministro dell'ambiente: Edo Ronchi nei governi dell'Ulivo dal 1996 al 2000; prima era accaduto solo in Filandaia con Pekka Haavisto della Lega verde, ministro dell'ambiente già dal 1995. Ed è il primo Paese in assoluto con un Verde, Francesco Rutelli nel 1997, eletto sindaco della Capitale.

La presenza dei verdi in Parlamento e in diversi governi ha favorito leggi ambientali importanti come la legge quadro sui parchi del 1991, la legge sulla caccia e la protezione della fauna del 1992, la legge quadro sui rifiuti del 1997. Con le elezioni politiche 2008, è iniziato invece il lento declino che dura tuttora. Una parabola negativa e in controtendenza rispetto a buona parte dell'Europa che nella Penisola sta portando la rappresentanza politica dell'ecologia ai minimi termini. Tra le cause di questa eclissi, il rapporto indica il fatto che la politica e l'opinione pubblica si siano polarizzate ''pro'' o ''contro'' il fenomeno ''berlusconismo'', i vent'anni di stallo della Seconda Repubblica, gli errori, i limiti e le scelte dei Verdi italiani come l'incapacità di superare una visione pessimistica del rapporto tra ecologia ed economia.

Così mentre in tutta Europa e in Italia si sta diffondendo e sviluppando un'economia reale a forte vocazione ambientale, gli attuali Verdi non riescono a dare risposte credibili e convincenti alla propria domanda insoddisfatta di rappresentanza. Tutto ciò avviene in un momento in cui cresce da parte dei cittadini, in concomitanza con la crisi economica, la sensibilità sui temi ambientali come testimonia il successo dei referendum del 2011 sul nucleare e l'acqua pubblica.

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