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Terrorismo: ostaggio Is, Occidente dovrà negoziare tregua

02 aprile 2015 | 16.07
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Il pezzo, intitolato 'Paradigm Shift', è apparso nell'ottavo numero di Dabiq, la rivista in lingua inglese di propaganda del Califfato. A scriverlo il fotoreporter rapito in Siria alla fine del 2012 e da tempo utilizzato come "testimonial" per la campagna mediatica dello Stato islamico

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L'Occidente sarà costretto a negoziare una tregua con lo Stato Islamico. E' quanto si legge in un articolo che si ritiene sia stato scritto da John Cantlie, il fotoreporter britannico ostaggio da oltre due anni dell'Is e divenuto l'inviato speciale dei terroristi. Il pezzo, intitolato 'Paradigm Shift', è apparso nell'ottavo numero di Dabiq, la rivista lingua inglese di propaganda del Califfato.

Rapito in Siria alla fine del 2012 insieme al giornalista americano James Foley, Cantlie da tempo è utilizzato come "testimonial" per la campagna mediatica dello Stato islamico. Molto probabilmente sotto costrizione, il fotoreporter ha registrato video di propaganda e scritto sulla rivista del gruppo terroristico. Ma sono in molti a mettere in discussione la sua presunta adesione all'ideologia jihadista e a credere che sia costretto ad agire sotto la minaccia dei suoi rapitori.

Nel suo articolo, pubblicato martedì, Cantlie osserva che i governi occidentali sembrano aver raggiunto la conclusione che l'Is è diverso da qualsiasi altro gruppo terroristico. Il fotoreporter sostiene infatti che lo Stato islamico è un 'paese' con tutte le caratteristiche di uno stato operativo: una forza di polizia, scuole, un sistema giudiziario pienamente funzionante, e anche una propria moneta.

"Si stanno trovando ad affrontare lo Stato Islamico come un paese, e se non ci sarà una soluzione militare, ad un certo punto l'unica opzione sarà un'offerta di tregua. Anche mettendo da parte l'orgoglio", ha detto Cantlie, rivolgendosi ai leader occidentali. Per il giornalista, l'alternativa sarebbe sanguinosa, caotica e distruttiva. Con la bandiera nera del Califfato che sventola in Africa, Arabia e in Asia, si dovrebbero "lanciare attacchi aerei in una mezza dozzina di paesi in una sola volta" se si spera di sconfiggere l'Is.

Secondo quanto sostengono alcuni analisti politici, l'articolo arriva nel momento in cui il Califfato ha subito una schiacciante sconfitta nel nord dell'Iraq e cerca quindi distogliere l'attenzione dalle sue debolezze. "Faranno di tutto per distrarre dal fatto che sono deboli e che iniziano a mostrare delle crepe ", ha detto Michael Stephens, ricercatore britannico del Royal United Services Institute (RUSI), aggiungendo che nessuno Stato occidentale accetterebbe un cessate il fuoco con il gruppo terroristico.

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