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Mantova Food and Science Festival Syngenta porta il suo format Scienza Aperta, come sfatare falsi miti e dicerie sull'alimentazione

07 ottobre 2020 | 11.51
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 Mantova - Non vanno mangiati carboidrati la sera. Lo zucchero viene sbiancato con agenti chimici, acqua e limone al mattino depurano l'organismo. Potremmo andare avanti per ore. Sono le verità che ognuno di noi ha sentito dire o ha letto sull'alimentazione. Ebbene nessuna di queste è vera. Per sfatare questi miti ormai da 5 edizioni, Syngenta, leader mondiale dell'Agro-business organizza Scienza Aperta, un evento annuale in cui produttori, consumatori e ricercatori scientifici possono confrontarsi sull'alimentazione e su come raccontare un mondo delicato, dove le fake news sono all'ordine del giorno. Protagonisti di questa edizione sono stati i ragazzi delle scuole superiori che hanno partecipato al quizzone, un test interattivo con domande a scelta multipla lette dal palco in cui si mettevano alla prova le conoscenze in campo alimentare. Domande, ma soprattutto curiosità a cui la “giuria di esperti”, ha spiegato alcune risposte “trabocchetto” in cui sono stati sfatati alcuni falsi miti: “L'attenzione deve essere sull'informazione scientifica - ha spiegato Riccardo Vanelli, Amministratore Delegato di Syngenta Italia – sfatare alcuni taboo e magari qualche contraddizione che c'è in ambito agricolo e alimentare; noi siamo vogliamo una comunicazione su base scientifica, fatta di dati e crediamo sia importante far passare questo messaggio al grande pubblico, non per nulla questa edizione di Scienza Aperta è dedicata proprio ai consumatori” E Mantova, al Food and Science Festival, Syngenta ha portato anche un suo progetto legato al sociale. Si chiama Valelapena, ovvero il vino prodotto con le uve coltivate dai detenuti all’interno della Casa di Reclusione “Giuseppe Montaldo” di Alba. “Abbiamo portato qui a Palazzo della Ragione una mostra fotografica di una progetto per noi importantissimo - spiega Vincenzo Merante Resp. Realzioni Esterne di Syngenta Italia – che incarna perfettamente il tema della metamorfosi che è la parola cardine di questo festival; è un progetto che ogni anno impiega 15 detenuti che sono impegnati nello studio del mondo agricolo ed in particolare di come gestire una vigna, fino alla vinificazione, con il vino trasformato dalla dell’Istituto Enologico di Alba.” Il nome del Vino Valelapena è stato scelto dagli stessi detenuti, un nome originale ma anche coerente perchè fa capire come l'agricoltura permetta alle persone di riscattarsi. La pena nel nostro paese deve infatti mirare alla rieducazione del condannato. Non sempre è un percorso di facile attuazione, il tempo in carcere è spesso un'attesa, un tempo vuoto. “Questo progetto – conclude Merante – non solo fa passare in maniera costruttiva il tempo, ma avvicina i ragazzi al momento in cui smetteranno di essere detenuti costruendo una professionalità importante per quando il loro tempo in carcere sarà terminato”

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