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Boxe: Mayweather-Pacquiao, sette settimane di controlli antidoping

02 maggio 2015 | 09.39
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"Entrambi sono stati professionali e si sono mostrati collaborativi durante tutto il programma antidoping", ha detto all'agenzia un portavoce dell'Agenzia Antidoping statunitense (Usada), responsabile delle analisi

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Floyd Mayweather e Manny Pacquiao (Foto Afp) - AFP

Sia Floyd Mayweather che Manny Pacquiao si sono mostrati "collaborativi" e "professionali" durante le oltre sette settimane in cui sono stati sottoposti a controlli antidoping su sangue e urine, prima dell'incontro, previsto nella notte a Las Vegas. "Entrambi sono stati professionali e si sono mostrati collaborativi durante tutto il programma antidoping", ha detto all'agenzia dpa un portavoce dell'Agenzia Antidoping statunitense (Usada), responsabile delle analisi.

Il 13 marzo, entrambi i pugili hanno deciso di sottoporsi ai controlli dell'Usada in conformità con le norme dell'Agenzia mondiale antidoping (Wada), secondo le quali un caso di positività viene sanzionato con una squalifica di quattro anni. "Che questi due pugili si accordino di sottoporsi volontariamente al programma del livello della Wada, per questo incontro, è un messaggio forte sull'importanza di una sfida pulita e sicura", ha elogiato il direttore esecutivo dell'Usada, Travis Tygart.

Il programma dura ormai da "più di sette settimane", durante le quali i due pugili "hanno ricevuto informazioni ed hanno dovuto fornire ogni dettaglio su dove si trovassero in ogni momento", ha spiegato il portavoce dell'Usada, l'organismo che ha indagato e ed ha poi fatto 'cadere' l'ex ciclista Lance Armstrong.

L'Usada non ha rivelato a quanti test sono stati sottoposti i due pugili, ma l'allenatore di Pacquiao, Freddie Roach, ha detto che il suo allievo è stato controllato "più di 12 volte", mentre l'allenatore e padre di Mayweather, Floyd Sr., non hanno specificato i dati. Secondo le statistiche dell'Usada, Mayweather lo scorso anno è stato controllato 32 volte, secondo quanto riportato da 'The Washington Post'.

"Sono stati sottoposti a controlli su sangue e urine, senza preavviso e saranno sottoposti ad esami anche dopo la sfida", ha spiegato il portavoce dell'agenzia antidoping statunitense. Lo scopo è quello di rilevare EPO (eritropoietina) e HGH (ormone umano della crescita), entrambe le sostanze utilizzate nel doping ematico, e prevedono analisi avanzate del rapporto tra due isotopi del carbonio, che permette di conoscere la differenza tra steroidi naturali e sintetici. L'Usada conserverà i dati per dieci anni, per il passaporto biologico degli atleti.

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