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Calcio: Milan, Mihajlovic è il nuovo allenatore

16 giugno 2015 | 12.36
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Il tecnico serbo ha firmato un contratto biennale

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Sinisa Mihajlovic (Infophoto) - INFOPHOTO

Sinisa Mihajlovic è il nuovo allenatore del Milan, l'ufficialità è arrivata con una nota sul sito del club. Il tecnico serbo, ex Sampdoria, sostituisce Filippo Inzaghi, per lui un contratto biennale. In una nota il Milan ha augurato "buon lavoro e i migliori risultati" al neo tecnico rossonero.

Il 'sergente di ferro', tifoso interista ed ex secondo di Roberto Mancini in nerazzurro è pronto alla nuova avventura e a sfidare il suo amico nel derby di Milano. Vojvodina, Stella Rossa, Roma, Sampdoria, Lazio e Inter: ne ha girate di squadre nella sua carriera da calciatore Sinisa Mihajlovic. Un giocatore che ha lasciato il segno ovunque sia andato grazie a punizioni dalle traiettorie dipinte con il pennello e alla grinta che sfoderava ogni volta che scendeva in campo.

Segni che ha lasciato non solo sugli albi d'oro dei club in cui ha militato (la sua bacheca è ricca di campionati, coppe nazionali e coppe europee) ma anche sulle gambe dei suoi avversari. Come quella volta che calpestò Adrian Mutu, dopo avergli sputato, in una partita di Champions League tra Lazio e Chelsea per poi tirare una bottiglietta d'acqua al delegato Uefa dopo l'espulsione.

Questo fu solo uno degli episodi controversi che costellarono la carriera di uno dei più arcigni giocatori degli ultimi 25 anni: un uomo capace di essere multato per insulti razzisti e di esporsi in favore di noti criminali nazionalisti serbi e allo stesso tempo di calciare da fermo a 165 Km/h (una velocità studiata e rilevata dal Dipartimento di fisica dell'Università di Belgrado). Non è un caso che detenga il record di goal segnati su calcio di punizione in Serie A (28).

Ai grandi successi ottenuti in campo seguì immediatamente il passaggio in panchina, questa volta in giacca e cravatta. Mihajlovic si ritirò dal calcio giocato nel 2006, dopo due stagioni con l'Inter, e furono proprio i nerazzurri la sua prima tappa da allenatore: Roberto Mancini lo volle come suo vice.

Vinti due scudetti, il serbo ricominciò il suo viaggio attraverso l'Europa: dapprima a Bologna, dove subentrò a Daniele Arrigoni (venendo, però, esonerato ad aprile), poi prendendo il posto di Gianluca Atzori a Catania. A giugno arrivò la chiamata della Fiorentina. Prima di arrivare in viola, però, nel 2010, dichiarò: "Per come sono fatto io, non potrei mai andare al Milan", questo per i suoi trascorsi da interista.

Un'affermazione che visto l'accordo raggiunto con la società rossonera, verrà disattesa, proponendo un'interessante derby tra lui e il suo amico Mancini, tornato sulla panchina dell'Inter. Nel frattempo la sua carriera si è arricchita di un'esperienza sulla panchina della Serbia e di una su quella della Sampdoria dove ha dimostrato, sul campo e con alcuni commenti in sala stampa, di essere un "sergente di ferro" oltre che un allenatore. Un sergente che avrà l'arduo compito di rimettere in riga un Milan allo sbando.

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