Demna: "La mia Gucci non intellettuale ma una sensazione"

Alla vigilia della sua prima sfilata per la griffe fiorentina, lo stilista condivide una lunga lettera sui social nella quale spiega la sua visione: "Gucci non si basa su un mito ma è un superbrand che riguarda tanto il prodotto pragmatico quanto l’emozione"

Demna
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26 febbraio 2026 | 23.42
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“Domani ricorre l’anniversario della mia visione per Gucci. Una maison che ha vissuto molte vite. Un brand che ha definito e ridefinito cosa significhi lusso e cosa la moda osi diventare. Ciò che è iniziato oltre un secolo fa come un piccolo laboratorio di pelletteria e valigeria a Firenze è cresciuto fino a diventare uno dei nomi più riconosciuti al mondo. Non per caso. Non per mito. Ma per forza di carattere”. Inizia così la lunga lettera firmata Demna e pubblicata sui social di Gucci, alla vigilia della prima sfilata disegnata dallo stilista georgiano per il marchio fiorentino.

“Gucci - sottolinea Demna - è stato costruito grazie all’eccellenza dell’artigianato e del prodotto italiano, ma anche grazie alla sua qualità innata di osare. Di innovare. Di superare i limiti. Di creare le proprie regole. E, cosa molto importante, grazie alla sua inevitabile rappresentazione della cultura e della mentalità italiane. Gucci non è una “maison”, non ha radici nell’alta moda, non si basa su un mito. Gucci è un superbrand che riguarda tanto il prodotto pragmatico quanto l’emozione”. E ancora: “Gucci è dramma, passione, eccesso, contraddizione, amore e odio, trionfo e crollo, orgoglio e vulnerabilità, perseveranza, caos, genialità - dice Demna -. Tutto ciò che si può dire di un essere umano si può dire di Gucci. Io vedo Gucci come una persona. Qualcuno con un passato selvaggio e indimenticabile e codici inconfondibili. Qualcuno pienamente consapevole di chi è, eppure inquieto, curioso, affamato di evolversi, di sorprendere, di essere sorpreso, di sfidare e di essere sfidato, di essere rispettato, di essere desiderato”.

Lo scorso anno, ricorda lo stilista, “mi sono immerso nel comprendere la ‘gucciness’ di Gucci. Ho condiviso frammenti di questa ricerca attraverso le collezioni La Familia e Generation Gucci. Sono andato negli archivi di Firenze, ho visitato le fabbriche Gucci e ho assistito alla potenza industriale di questo brand. Sono andato agli Uffizi per vedere la Primavera di Botticelli, il dipinto che ha ispirato Gucci Flora. Lungo il percorso, ho incontrato un’altra opera di Botticelli: La Nascita di Venere. La conoscevo dai libri, ma non l’avevo mai vista dal vivo”.

Stare davanti a quell’opera, osserva ancora Demna, “è stato travolgente. La sua bellezza era incondizionata, assoluta. Mi ha fatto capire quanto profondamente il Rinascimento italiano abbia plasmato tutto ciò che comprendo dell’arte, delle proporzioni, del desiderio e della bellezza. Quando ho lasciato il museo e sono entrato in Piazza della Signoria, la prima cosa che ho visto è stato Palazzo Gucci. In quell’istante ho compreso il posto che Gucci occupa nella cultura italiana. Mi è diventata chiara la mia vera missione qui. Al di sopra del prodotto, Gucci è cultura, è un modo di pensare e un modo di essere. Gucci deve diventare una sensazione. Gucci deve diventare un aggettivo”.

“Vi risparmierò - aggiunge il creativo - un manifesto tecnico sulla costruzione e sulla tecnica di questa collezione, ma dirò che, in generale, intendo rendere Gucci più leggero, più morbido, più raffinato, più elaborato, più emotivo, a volte persino privo di senso. Non voglio che sia intellettuale, ma voglio che Gucci sia una sensazione”. La sua visione di Gucci, prosegue, “riguarda la coesistenza tra heritage e moda. Qui non sono opposti, sono amanti. Gucci esiste solo quando entrambi sono in sintonia, quando si nutrono a vicenda. Gucci è binario ed è unico proprio per questo”. Questo primo show che presenterà tra meno di 24 ore, “introduce un universo di persone, archetipi - assicura Demna - di consumatori e codici di abbigliamento che plasmeranno il mio linguaggio creativo in futuro. È un inizio ma è intenzionale e pienamente compiuto. È una base da cui prende avvio la mia storia con Gucci”.

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