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Sul QE vince Draghi, lo 'stimolo' serve ancora

26 ottobre 2017 | 16.23
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Mario Draghi (foto Afp) - AFP

Vincendo le prevedibili ostilità dei 'falchi' alla fine Mario Draghi è riuscito a strappare al Consiglio Direttivo il prolungamento, anche se in scala ridotta, del programma di acquisto titoli, il cosiddetto Quantitative Easing. Una 'ricalibrazione' - ha precisato il numero uno dell'Eurotower - e non un 'tapering', ovvero un taglio prefissato. Infatti, come ha sottolineato il presidente della Bce in conferenza stampa, gli acquisti potrebbero andare avanti ancora più a lungo della nuova scadenza di settembre 2018: il Consiglio ha infatti optato per un approccio 'open ended', ovvero il mantenimento degli acquisti fino a quando sarà ritenuto necessario.

La Bce ha anche deciso (ma non all'unanimità, ha spiegato Draghi) di reinvestire il capitale rimborsato sui titoli in scadenza acquistati durante il Quantitative Easing "per un prolungato periodo di tempo" anche dopo la fine degli interventi, e in ogni caso "per tutto il tempo necessario". Una misura - si precisa - che "contribuirà sia a favorevoli condizioni di liquidità che a un orientamento di politica monetaria adeguato". Inoltre, ha aggiunto il presidente della Bce, il programma di acquisti mensili "non scenderà" bruscamente a zero dai 30 miliardi fissati per i primi nove mesi del 2018.

"La ricalibrazione degli acquisti - ha aggiunto Draghi - riflette la crescente fiducia" sulle aspettative di inflazione, che però resta lontana dagli obiettivi dell'Eurotower (intorno al 2%). "Se per la crescita lo scenario è soddisfacente", ha spiegato Draghi, "non si può dire altrettanto" per l'inflazione, prevista all'1,5% quest'anno e all'1,2% il prossimo. Per questo "è ancora necessario uno stimolo monetario".

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