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Niccolò ucciso a calci e pugni, processo al via

16 luglio 2019 | 13.49
LETTURA: 5 minuti

A pestare fino alla morte il 22enne di Scandicci in una discoteca di Lloret de Mar, in Spagna, tre ceceni di 20, 24 e 26 anni che domani, a due anni di distanza, saranno in tribunale. Il papà: "Se solo parlassero..."

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(Foto da Facebook)

Niccolò Ciatti aveva 22 anni quando il 12 agosto del 2017 fu ucciso a calci e pugni in una discoteca di Lloret de Mar, in Spagna. A pestarlo fino alla morte tre ceceni di 20, 24 e 26 anni che domani, a due anni di distanza, saranno in tribunale. Si dovrà stabilire chi sarà processato per aver assassinato Niccolò, che abitava a Scandicci e al mercato di Firenze gestiva un banco di frutta. A ucciderlo sarebbe stato un calcio alla testa.

"Giustizia per Niccolò", scrive papà Luigi su Facebook che all'Adnkronos ha detto: "La sensazione è che non sarà facile e questo rende tutto più complicato". "Non sarebbe una buona giornata per la giustizia spagnola", se solo uno dei tre venisse processato. "Abbiamo già dovuto fare un ricorso perché tutti e tre comparissero davanti al giudice istruttore", ha sottolineato. Domani l'udienza sarà a porte chiuse: "Il giudice potrebbe decidere subito o prendersi qualche giorno. Il processo in ogni caso dovrebbe iniziare entro il 2019". "Non sarà facile trovarseli davanti - ammette il papà di Niccolò - noi sappiamo cosa hanno fatto, sarà difficile dimostrarlo. Se solo loro avessero un po' di coraggio e parlassero... Ma so che se ne staranno ben zitti".

Sulla pagina Facebook ufficiale della famiglia 'Vogliamo giustizia per Niccolò Ciatti' questa mattina Luigi Ciatti ha scritto: "Ci saremo io Cinzia e Sara ma con noi ci sarai anche tu Niccolò, domani affronteremo questa prima prova, forse avremo accanto a noi due dei tre assassini che ti hanno tolto la vita ma saremo forti perché dobbiamo arrivare ad avere giustizia, una giustizia che tolga dalla strada questi balordi, una giustizia che meriti...". Ogni post è accompagnato dalle foto del 22enne insieme al padre, alla madre e alla sorella.

L'INTERVISTA - "Io non mi sento in colpa per quello che è successo", aveva detto due mesi Khabiboul Khabatov, 20 anni, intervistato nella sua casa di Strasburgo dalle 'Iene'. "In discoteca non siamo entrati per divertirci ma per parlare di lavoro - ha detto raccontando la sua versione dei fatti - Appena entrati siamo passati vicini al gruppo di Niccolò Ciatti e uno di loro ha spinto il piccolo Vandam".
Vandam è il soprannome di Rasul Bisultanov, allora 24enne, il ceceno che sferrò il calcio alla tempia del giovane di Scandicci ed è l'unico dei tre ceceni ancora in carcere in Spagna. Khabatov e Mosvar Magamadov, conosciuto come "quello con la maglietta rossa", entrambi immortalati dalle immagini delle telecamere di sicurezza della discoteca, vennero fermati e rilasciati dopo quattro giorni. Secondo il 20enne "Niccolò li ha spinti senza un motivo, così Rasul e Niccolò hanno iniziato a picchiarsi". "Il mio amico ha cercato di calmarlo ma è stato accerchiato dagli amici di Ciatti. Era solo, si sentiva minacciato e ha iniziato a picchiarli”. Khabatov ha ribadito che Rasul era sotto effetto di droghe e alcool e "probabilmente per questo ha perso il controllo" e ha puntato il dito contro gli amici di Ciatti, affermando che "quando Niccolò è caduto a terra lo hanno lasciato lì e nessuno si è avvicinato: i suoi amici dovevano intervenire quando è iniziata la rissa". "Certo è una tragedia che una persona sia morta - ha concluso -. Quando eravamo in caserma abbiamo pensato che sarebbe stato meglio se fosse morto uno di noi. Adesso sono come uno zombie, non sorrido più, non alzo più lo sguardo, mi limito a guardare per terra".

Una versione totalmente opposta a quella di Andrea e Simone, amici del 22enne, che hanno assistito al pestaggio nella discoteca di Lloret de Mar. All'inviata delle Iene, Andrea ha raccontato: "Eravamo in pista a ballare e arrivano questi tre. Erano veramente grossi, hanno iniziato a discutere con Niccolò, ma non so perché. Poi uno di loro, quello con la maglietta rossa, lo ha aggredito. Lo ha preso per il collo". Sarebbe stato dunque Mosvar Magamadov, quello con la maglia rossa, a iniziare la rissa picchiando sia Niccolò che Andrea. "Ho provato a difenderlo - ha aggiunto Andrea - gli sono saltato addosso, a quel punto ha lasciato Niccolò, mi ha preso in braccio e mi ha buttato in terra. Infatti nel video si vede che io e Nicco siamo stesi a terra. Poi in pista si è formato un cerchio enorme, sembrava un ring. Poi è arrivato a Niccolò un calcio a una tempia, come fosse tirato a un pallone".

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