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"Oltre mille risarciti, ma innocenti in carcere sono molti di più"

25 gennaio 2019 | 18.08
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Immagine di repertorio (Fotogramma)

di Chiara Moretti

"In Italia oltre mille casi all'anno di innocenti, finiti in carcere che vengono risarciti, ma in realtà sono molti di più". A denunciarlo, parlando con l'Adnkronos sono Valentino Maimone e Benedetto Lattanzi, fondatori del sito 'errorigiudiziari.com', il primo e più grande archivio online con tutti i casi. "Sulla base degli ultimi dati, che vanno dal '92 alla fine dell'anno scorso, i casi sono oltre 27mila e 200". Per i risarcimenti lo "Stato ha speso fino a oggi oltre 700 milioni di euro", pari a circa "28-30 milioni di euro in media ogni anno".

"Negli ultimi anni, i fondi stanziati per questa voce di bilancio sono stati sempre di meno - spiegano -. Anche per questo è invalsa la prassi di una maggiore severità nella valutazione delle domande di risarcimento. Questo significa che del totale delle domande presentate, solo la metà viene accolta. Quindi la media di mille è probabilmente bassa, sono in realtà almeno il doppio".

Quando si parla di innocenti in carcere bisogna distinguere tra ingiuste detenzioni ed errori giudiziari. "L'errore giudiziario è quello di Giuseppe Gulotta, che è stato condannato con sentenza definitiva, ma alla fine con un processo di revisione è stato assolto".

La stragrande maggioranza di casi in Italia è fatta da ingiuste detenzioni. "Si tratta di persone che finiscono in custodia cautelare, in carcere o agli arresti domiciliari, e poi, invece, risultano innocenti perché archiviati o assolti".

Tra le cause principali lo scambio di persona

Tra le principali cause troviamo lo scambio di persona. "Si accusa uno al posto di un altro sulla base del riconoscimento da parte delle presunte vittime - fanno notare Maimone e Lattanzi -. L'esempio classico è quello della rapina in banca con il testimone oculare che sbaglia a individuare il responsabile nel riconoscimento fotografico".

Sul banco degli 'imputati', denunciano, anche "le cosiddette scienze forensi". "Le immagini delle telecamere di sorveglianza sono riconoscimenti antropometrici. Abbiamo decine di casi nel nostro archivio di persone che vengono apparentemente riconosciute dai fotogrammi, e poi si scopre che l'arrestato quel giorno era a 25 km di distanza". Per quanto riguarda tutto il Sud Italia, aggiungono, "c'è la questione dei collaboratori di giustizia e dei pentiti". "Per regolamenti di conti tra loro, tra famiglie, spesso accusano qualcuno che in realtà è innocente. Prima che si riesca a dimostrarlo, il malcapitato si fa anni di carcere".

21 anni dietro le sbarre, il caso di Angelo Massaro

Un caso per tutti, quello di Angelo Massaro. "E' stato 21 anni in carcere da innocente - spiegano dal sito 'errorigiudiziari.com' - per le intercettazioni telefoniche". Il motivo? "Chi ascoltava la telefonata in dialetto tarantino alla moglie ha sentito 'muert', invece, di 'muers'. Capiscono quindi che abbia detto alla sua signora: 'guarda ho il morto dietro in macchina. Ma la cosa grave è che nessuno, in seguito, ha verificato, ha incrociato indizi e prove, approfondito, ragionato anche solo in base al buon senso". "Chi ascoltava ha sentito male, distrattamente, velocemente, chissà come. Ma dal suo errore è scaturito un dramma per un uomo" concludono, sottolineando come "non sarebbe stato difficile dimostrare l'innocenza di Massaro, se solo si fosse indagato con precisione, scrupolo, professionalità".

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